Circa due settimane fa Olympus ha annunciato la vendita del settore Imaging, quello che si occupa di fotocamere e obiettivi. La notizia, come era prevedibile, ha creato grande preoccupazione tra i possessori di attrezzatura del brand e anche fra coloro che ne stavano considerando l’acquisto.

Vediamo brevemente qual è la situazione attuale perché è da questo evento che ho preso spunto per l’articolo di oggi.

Dopo 84 anni di produzione di materiale fotografico, gli ultimi dei quali chiusi con bilanci negativi, Olympus decide di vendere il settore fotografico per concentrarsi esclusivamente su quello medicale, fonte principale dei profitti per l’azienda.

Olympus (1936)
Olympus (1936)

L’accordo conclusivo della vendita sarà firmato alla fine di dicembre 2020 e, in questo momento, non ci sono certezze su cosa accadrà dopo quella data. I nuovi proprietari potrebbero rivitalizzare la produzione così come smantellare il brand limitandosi a offrire assistenza sui prodotti già presenti sul mercato al momento dell’acquisizione.

Con queste premesse si è venuta a creare una situazione di totale confusione: c’è chi sta vendendo (o svendendo) in fretta a e furia il proprio corredo, chi sta acquistando approfittando dei prezzi ridotti e chi si sta chiedendo cosa fare cercando di immaginare gli scenari futuri.

Olympus non è la sola realtà in crisi

La situazione di Olympus è finita sotto i riflettori, ma ultimamente il mercato fotografico delle fotocamere a obiettivi intercambiabili in genere non è andato molto bene.

(fonte CIPA)
(fonte CIPA)

Per quanto riguarda Olympus però si aggiunge un’“aggravante”: l’azienda produce esclusivamente fotocamere con sensori Micro4/3 perciò la sua crisi è stata percepita anche come una crisi più generalizzata del Micro4/3.

Ora che ho delineato a grandissime linee la situazione vorrei provare a rispondere a una domanda che mi viene fatta molto spesso: su quale brand conviene investire? E su quale formato?

Come valutare un buon investimento

Da quando la fotografia è diventata digitale, la svalutazione dei corpi macchina è così veloce che investire su un corpo non ha troppo senso: i corpi professionali mantengono un prezzo sull’usato relativamente maggiore, ma anche il loro costo iniziale è maggiore. Il mio consiglio è quello di comprare il corpo macchina in base alle proprie necessità piuttosto che basandosi su un’ipotetica stima del mantenimento del valore nel tempo.

Sempre riferendomi al passato pre-mirrorless, alla domanda se fosse meglio investire sulle fotocamere oppure sugli obiettivi, rispondevo quasi automaticamente che era sicuramente meglio investire sugli obiettivi e possibilmente su quelli full frame. Anche perché, quando un brand produceva sia ottiche full frame sia APS-C, le full frame avevano qualità superiore.

Sono sempre del parere che sia meglio investire in ottiche, ma oggi questa risposta va articolata. Alcuni marchi offrono esclusivamente fotocamere con sensori più piccoli del full frame (per esempio Olympus e Fujifilm), altri impiegano baionette differenti a seconda del formato e della linea di prodotto (Canon) e ci sono brand con linee di produzione parallele di ottiche per reflex e mirrorless di fascia alta (Canon e Nikon).

La questione non riguarda più solamente il tipo di attrezzatura su cui investire, ma anche il sistema. Inoltre, investire può voler dire sia acquistare il prodotto che si pensa si svaluterà come scegliere quello che avrà maggiore longevità, aggiornamenti e maggiore assistenza. E le due cose non sempre coincidono. Pensate a Nikon che ha mantenuto la stessa unica baionetta dalla metà del Novecento fino agli anni Venti del Duemila, quando sono uscite anche le mirrorless con attacco Z.

Nikon F (1959)
Nikon F (1959)

La casistica è veramente vasta e rispondere in modo secco a domande su quale sia l’investimento migliore è davvero difficile, anche se i produttori fossero completamente trasparenti nel comunicare i loro piani.

Trasparenza aziendale

Apro una parentesi sulla trasparenza aziendale: in nessun settore, compreso quello fotografico, un produttore rivelerà i suoi piani fino a che le decisioni non sono già prese e irrevocabili. Ricordate quando Sony, ma ci sono anche altri esempi, aveva due linee di produzione di fotocamere? Mi riferisco alle reflex con attacco A e alle mirrorless con attacco E. Prima che l’attacco A venisse abbandonato in tanti lo davamo già per spacciato, ma Sony continuava a rassicurare che la produzione parallela sarebbe continuata: presentò e vendette anche un nuovo corpo macchina e due obiettivi (se non sbaglio), ma subito dopo la produzione delle reflex cessò. Tutto questo nonostante le rassicurazioni continue.

Cosa accade quando un marchio cessa la produzione?

In generale, l’assistenza ufficiale, o fornita da terzi, viene garantita per un tempo sufficiente e, quando abbiamo a che fare con prodotti molto diffusi, reperire le parti di ricambio non sarà problematico.

Quando un brand ha avuto un mercato ampio, per diversi anni si continueranno a trovare fotocamere, obiettivi e accessori a prezzi convenienti. Insomma, se parliamo di attrezzatura che non ha particolari problemi per anni potremo continuare a usarla: non usciranno prodotti aggiornati, ma quelli esistenti continueranno a darci soddisfazione e risparmieremo anche qualcosa sugli acquisti.

Cosa accade quando un intero sistema scompare?

La notizia del cambio di proprietari di Olympus ha fomentato le discussioni sulle sorti più generali del Micro4/3. Non credo che il Micro4/3 avrà vita “eterna”, io stesso mi sono chiesto quanto sia lontana la sua fine, ma la sua dismissione non avverrà dall’oggi al domani. La chiusura di una linea di prodotto, di solito, è anticipata da segnali come il minore investimento in Ricerca e Sviluppo, la produzione di pochi modelli aggiornati, ma anche nel momento in cui il ciclo di vita di un settore dovesse raggiungere questo stadio, prima che il Micro4/3 smetta di ricevere assistenza passeranno anni. Anni durante i quali magari avreste comunque cambiato tipologia di fotocamera.

Sistemi in “stallo”

Un marchio come Pentax, nonostante innovazioni interessanti, non ha mai “spiccato il volo”. Spero che nessun estimatore o possessore di Pentax me ne voglia, ma se guardo oggettivamente al passato, dopo la mitica produzione di fotocamere manuali, Pentax non ha più innovato fino alla rinascita digitale. Terreno dove nel tempo si è comunque arenata perdendo il vantaggio competitivo guadagnato e rimanendo sempre confinata in un circuito di nicchia.

Pentax K1000 (1976)
Pentax K1000 (1976)

Il sistema M di Canon ha mostrato più di un segnale che sembrava preannunciare una fine imminente. E, al pari di quanto avvenne per le reflex Sony, la presentazione di alcune recenti novità sembrava fatta ad hoc per dare l’impressione di una nuova vitalità. Al momento però le condizioni di salute di questo sistema risultano stazionarie. Non sono riuscito a capire le Canon M e la stessa Canon è stata “incerta” su questo sistema visto anche il modo i cui ha gestito poi tutto il nuovo sistema R. Di fatto, almeno dalle notizie che ho ottenuto parlando con amici, il sistema M non ha un mercato facile nel momento in cui si cerca di rivenderlo.

Tiriamo un po’ di somme

Basandomi sulle informazioni al momento disponibili, i sistemi che vedo più longevi sono Sony E, Canon R, Fujifilm X e magari anche Nikon. Nikon che sembra far fatica a “lasciarsi” alle spalle i decenni di storia reflex e gli utenti che sono fedeli utilizzatori dell’attacco F da mezzo secolo. Con la D780, recente ibrido reflex/mirrorless, la casa ha esplicitamente dichiarato di voler agevolare il passaggio da reflex a mirrorless.

Me ne stavo quasi dimenticando, aggiungo a questo gruppo anche le Leica M che sono sostenute da un pubblico minoritario ma molto fidelizzato.

Le reflex andranno a scomparire in modo naturale, ma attualmente il materiale in commercio, la completezza dei sistemi e la loro diffusione è tale che per molto tempo non ci saranno problemi dovuti alla scarsità. Senza contare che i prezzi più bassi rendono e renderanno questi prodotti appetibili.

Il Micro4/3 vede il suo più grosso nemico nella tecnologia dei sensori: se non viene trovato un modo per aumentare il numero dei pixel senza troppi effetti collaterali lo sviluppo non potrà progredire. E questo non significa che le fotocamere attuali non andranno più bene ma il mercato è spietato: tutte le pubblicità sbandierano il numero dei megapixel e quando il 6K e l’8K diventeranno i nuovi FHD e 4K, il marketing non lascerà scampo. Questo non vuol dire che disporre di 30 Mpxl o della possibilità di registrare in 8K servirà a tutti, ma a livello promozionale saranno molto bravi a farlo credere.

Se le vendite dovessero calare per inadeguatezza, anche solo percepita, rispetto agli standard imposti, aziende come Panasonic non ci penseranno due volte a recidere il ramo. A ben vedere, Olympus ha temporeggiato forse più di quanto non avrebbero fatto altri prima di prendere questa decisione.

Nel momento in cui si diffonde la notizia (reale o presunta) della dismissione di un ramo d’azienda, le ripercussioni sul mercato non si faranno attendere: molti utenti svenderanno l’attrezzatura e altri la acquisteranno a prezzi estremamente convenienti (ricordate cosa è accaduto con il passaggio dalla pellicola al digitale?). In uno scenario di questo tipo, chi compra per molto tempo potrà godersi i validi acquisti senza problemi. Coloro che vendono in questa fase subiranno le perdite maggiori anche perché poi andranno ad acquistare altro materiale, un corredo completamente nuovo, e probabilmente spenderanno di più di quanto saranno riusciti a recuperare.

Per come stanno ora le cose non vedo una configurazione tale per sentirmi di sconsigliare l’acquisto di una Micro4/3: la domanda che suggerisco di porsi a chi si trova nel dubbio è quale sia il sistema più adatto alle proprie esigenze. Scegliere un brand può essere dettato anche dalla “simpatia”, ma la scelta del formato è strettamente connessa alle proprie necessità.