Nel 1941 Ansel Adams stava rientrando da una sessione fotografica non particolarmente fruttuosa quando all’improvviso vide uno scenario unico che non poteva lasciarsi sfuggire. Fermò l’auto e per non perdere quel momento straordinario montò in tutta fretta la sua fotocamera di grande formato ma, al momento di misurare l’esposizione, non riuscì a trovare l’esposimetro. Fece allora affidamento sulla sua esperienza e scattò Moonrise, Hernandez, New Mexico: una delle sue foto più famose nonché uno dei paesaggi in bianco e nero più conosciuti in assoluto.

Moonrise, Hernandez, New Mexico
Ansel AdamsMoonrise, Hernandez, New Mexico.

Non mi dilungherò nel raccontare la storia della foto, sul web si possono reperire già molte informazioni, ma prenderò questo aneddoto come spunto per affrontare (o rimarcare) altre tematiche: l’importanza dell’esperienza e della preparazione; la previsualizzazione e la scelta della “corretta” esposizione.

Esperienza Vs. attrezzatura

Il concetto l’ho rimarcato più e più volte: l’attrezzatura è sì importante, ma non è la qualità dell’attrezzatura a determinare la qualità di una fotografia. Da quando è nata la fotografia, lo scatto si imposta sempre attraverso i soliti tre parametri: diaframma, tempo di esposizione e sensibilità (della pellicola o del sensore). Questa filosofia permeava le prime fotocamere meccaniche o semi-automatiche e, per breve tempo, ha accompagnato anche le reflex digitali.

Quando entriamo nel menu di una fotocamera digitale moderna, se non conosciamo bene tutti i modelli in commercio, alcune voci ci potrebbero spiazzare perché, tra l’altro, non hanno apparentemente alcun significato. Questo accade perché le fotocamere sono diventate sempre di più dei concentrati tecnologici. Negli anni ho usato varie fotocamere e cerco sempre di non impostare il mio flusso di lavoro basandomi su funzioni offerte da una marca o da un modello particolari perché questo mi vincolerebbe troppo all’uso di uno specifico corpo macchina.

Come nell’aneddoto raccontato all’inizio, l’attrezzatura e, in particolare, la tecnologia possono tradire: ma se siamo in grado di fotografare indipendentemente dagli automatismi più sofisticati e impariamo a conoscere i fondamentali della tecnica fotografica le possibilità di portare a casa un buono scatto, anche se si verificano degli imprevisti, aumentano. Non voglio certo dire che dobbiamo saper calcolare l’esposizione a occhio, ma piuttosto che dobbiamo sapere come scattare senza affidarci solamente agli automatismi.

Per ottenere immagini “corrette” oggi servono meno abilità: la tecnologia ci aiuta molto, ma se vogliamo essere consapevoli di ciò che stiamo facendo, se vogliamo essere in grado di replicare uno scatto ben riuscito piuttosto che affidarci alla “fortuna” del momento, allora lo studio diventa fondamentale.

Previsualizzazione e “corretta” esposizione

Quando non riuscì a trovare l’esposimetro, Ansel Adams si affidò all’esperienza e alle sue conoscenze: basandosi sul valore di luminanza della luna, che conosceva, stimò la corretta esposizione da utilizzare.

Utilizzando il sistema zonale, da lui stesso inventato, fu in grado di previsualizzare il risultato che voleva ottenere immaginando come sarebbe stata la stampa finita.

Benché il sistema zonale sia stato inventato per essere applicato alla fotografia “analogica” in bianco e nero, il concetto di previsualizzazione dell’immagine resta di fondamentale importanza anche con il digitale. Quando scattiamo una fotografia in formato raw, ciò che viene salvato sulla scheda di memoria è un negativo digitale che poi andremo a sviluppare. Pensare in anticipo al risultato che vogliamo ottenere dopo lo sviluppo e la postproduzione serve a prendere le decisioni giuste già in fase di scatto.

Insisto su questo aspetto perché è fondamentale per definire la corretta esposizione. Parlare in astratto di corretta esposizione ha poco senso: di fronte a una scena con un soggetto in controluce quale sarà la corretta esposizione? Quella che mostra solamente la silhouette del soggetto mantenendo leggibili i dettagli del cielo o quella che sacrifica, almeno in parte, i dettagli dello sfondo per rendere invece leggibile il soggetto?

Il procedimento fotografico inizia con la valutazione di una scena e del risultato che noi vogliamo ottenere ed è impostando una coppia tempo/diaframma piuttosto che un’altra che possiamo raggiungere il risultato che ci siamo prefissati. Una modalità di scatto automatica non può sapere cosa vogliamo comunicare.

Gli esposimetri ci aiutano nel valutare la scena, ma non possono leggere la nostra mente per sapere quale carattere vogliamo dare all’immagine.

Per fare ancora un parallelo con il grande maestro Ansel Adams, che come stampatore produsse una quantità enorme di varianti delle proprie immagini, nel momento in cui andiamo a sviluppare un’immagine dobbiamo decidere che aspetto vogliamo darle. Nel caso di una foto in bianco e nero sarà particolarmente importante la scelta del contrasto: un bianco e nero può avere molte sfumature di grigio oppure un contrasto elevato e nessuna delle due strade sarà più corretta dell’altra, dovremo essere noi a decidere quale percorrere. Ancora una volta, un automatismo non potrà mai sapere quale direzione sarà quella “giusta” da prendere.