La postproduzione è un aspetto fondamentale del processo fotografico digitale e si può tranquillamente sostenere che non esiste fotografia digitale non postprodotta.

Anche i file jpeg diretti creati da ogni fotocamera sono già postprodotti nel momento in cui vengono salvati sulla scheda di memoria.

La questione quindi non è tanto se postprodurre le vostre foto, ma piuttosto essere consapevoli di come fare una postproduzione corretta che rispetti i canoni etici ed estetici che avete scelto.

Principali argomentazioni contro la postproduzione

I detrattori della postproduzione fotografica motivano la scelta di non postprodurre per lo più con quattro argomentazioni principali:

  1. per me la fotografia deve essere vera, non faccio postproduzione;
  2. la postproduzione rovina le immagini (i file d’immagine);
  3. le immagini postprodotte risultano finte (variante del punto 1);
  4. preferisco passare il mio tempo a scattare piuttosto che al computer.

Le analizzerò una per una, ma non perché voglia convincere della mia idea: vorrei piuttosto aiutare a fare scelte consapevoli.

1. La “vera” fotografia

Gianni Berengo Gardin, dall’avvento delle fotocamere digitali, si batte strenuamente per difendere la “vera fotografia”, tanto da averne fatto una sorta di marchio di fabbrica con cui timbra le sue immagini.

Retro di una fotografia di Gianni Berengo Gardin. Da notare il timbro: "VERA FOTOGRAFIA, non corretta, modificata o inventata al computer"
Retro di una fotografia di Gianni Berengo Gardin. Da notare il timbro: “VERA FOTOGRAFIA, non corretta, modificata o inventata al computer

Ma cosa si intende per vera fotografia? Ci si riferisce al non aggiungere in una scena elementi che non sono presenti? Per dirla in maniera più tecnica: vuol dire non fare composizione fotografica (compositing)? Allora sono d’accordo con voi e con il maestro Berengo Gardin, ma il compositing, più che nella postproduzione, lo includerei nella branca della foto-elaborazione, che è qualcosa di diverso.

Partendo dal presupposto che la fotografia non è in grado di catturare la realtà in modo oggettivo e che i sensori delle fotocamere sono “ciechi” al colore: dal momento in cui inquadriamo una scena a quello in cui visualizziamo l’immagine scattata sullo schermo di “postproduzione” ne è già stata fatta molta.

Quindi, alla luce di quanto ho scritto, sostenere che la postpdoruzione uccide la vera fotografia è un’argomentazione debole.

2. la postproduzione rovina i file d’immagine

Tecnicamente è vero, ogni manipolazione deteriora in qualche modo i pixel ma se la postproduzione viene fatta in modo corretto non solo il deterioramento dei file è umanamente impercettibile, ma migliora la sua apparenza invece di peggiorarla.

Per esempio, applicare una banale curva a “S” morbida per migliorare il contrasto porta, nella quasi totalità dei casi, più benefici che altro: preservare l’integrità di un pixel, di cui solo con un elaboratore si può percepire la variazione, a mio parere non giustifica il presentare un’immagine scarica e poco contrastata.

Immagine sviluppata in Camera Raw con i parametri di default
Immagine sviluppata in Camera Raw con i parametri di default
Stessa immagine con l'applicazione di una semplice curva di contrasto in Photoshop
Stessa immagine con l’applicazione di una semplice curva di contrasto in Photoshop

3. le immagini postprodotte sono finte

C’è postproduzione e postproduzione… una postproduzione eseguita in modo corretto, secondo quelli che sono gli standard approvati da voi stessi, può solamente migliorare l’aspetto di una foto. Sono il primo a non apprezzare certi effetti HDR finti o foto ipersature, se non c’è una motivazione (artistica) perché lo siano, ma non concordo nel rifiutare a priori l’applicazione di regolazioni.

A New World, David LaChapelle (2015). Una delle cifre caratteristiche delle opere di LaChapelle è la forte saturazione dei colori.
A New World, David LaChapelle (2015). Una delle cifre caratteristiche delle opere di LaChapelle è la forte saturazione dei colori.

Regolare il contrasto, la saturazione e la nitidezza, operazioni per lo più già applicate in parte in fase di scatto, non lo percepisco come qualcosa di scorretto, anzi, lo trovo necessario.

Anche se non siete voi a fare postproduzione qualcuno (l’elettronica stessa della fotocamera) lo farà per voi e lo farà secondo gli algoritmi che altri hanno deciso, quindi, perché non prendere in mano la gestione di questo processo? Consiglio sempre di scattare in RAW, un formato meno manipolato in partenza e più ricco di informazioni rispetto al JPEG diretto, che vi lascia più libertà creativa, espressiva e di controllo sul procedimento.

4. Preferisco passare il mio tempo a fotografare piuttosto che davanti al computer

Posso anche essere d’accordo con questa osservazione: se uno scatto necessita di una frazione di secondo perché devo passare decine di minuti a fare postproduzione?

Però, anche su questo punto, mi sento in dovere di fare delle precisazioni. Lo scatto in sé richiede davvero poco tempo, ma raggiungere la location, sia anche uno studio, preparare la fotocamera, allestire un set… sono tutte fasi che richiedono ben più di qualche secondo e comportano anche spese (carburante, noleggio di una spazio, compenso per una modella o un modello…). Quindi, dopo che abbiamo speso tempo, denaro ed energie per arrivare a quei fatidici secondi dello scatto perché non fare un piccolo sforzo ulteriore e dedicare qualche minuto alla postproduzione per far sì che uno scatto già buono diventi ottimo?

Postprodurre non vuol dire necessariamente passare ore e ore al computer, dipende sia dal tipo di postproduzione che decidiamo di fare ma anche da come la facciamo: in questo caso acquisire tecnica e fare pratica ottimizzano i tempi.