La postproduzione e la gestione dei file sono due componenti fondamentali nella realizzazione di immagini fotografiche digitali. Nonostante questo, il trattamento e la conservazione dei file sono spesso sottovalutati e la postproduzione viene di frequente etichettata come qualcosa di superfluo oppure dannoso alla “vera” fotografia: nulla di più sbagliato (secondo me).

Gestire i file digitali: da dopo lo scatto all’archiviazione

Quando finiamo una sessione di scatto tutte le nostre fotografie si trovano nella scheda di memoria. Vi siete mai soffermati a riflettere sull’importanza e il valore delle schede di memoria? Finché non trasferiamo i file sono l’unico dispositivo su cui sono salvati i nostri preziosi scatti, magari di momenti irripetibili.

Il doppio slot di memoria

Da alcuni anni sempre più fotocamere digitali di fascia medio-alta hanno il secondo slot di memoria che può essere usato anche per creare una copia dei file in tempo reale, nel caso in cui una delle schede di memoria si guastasse o la scrittura non andasse a buon fine. A dire il vero, pur avendo avuto più di una fotocamera con il doppio slot non l’ho mai utilizzato come backup, ma il fatto che non abbia mai avuto problemi non vuol dire che non possano capitare. Scrivere i file su due schede separate, quando possibile, può essere una sicurezza in più.

Fotocamera con doppio slot per le schede di memoria
Fotocamera con doppio slot per le schede di memoria

Conservazione delle schede di memoria

Se siamo impegnati in lunghe sessioni di scatto, oppure se siamo in viaggio e non possiamo effettuare subito il backup dei file, è bene pensare a come conservare le schede di memoria piene fino al momento del download delle immagini. Esistono custodia rigide, dal prezzo davvero modesto, che proteggono le schede da urti e, in alcuni casi, anche dal contatto accidentale con i liquidi.

Custodia rigida per schede di memoria SD
Custodia rigida per schede di memoria SD

Trasferimento dei file

Appena sono davanti al computer, la prima cosa che faccio è copiare i file presenti in tutte le schede di memoria nell’hard disk del computer. Sottolineo copiare perché qualcuno mi ha detto che ha la rischiosa abitudine di fare taglia/incolla: nel caso in cui qualcosa andasse storto perdereste gli originali, non fatelo mai!

Una volta copiati i file sul disco interno inizio a selezionare le immagini e a suddividerle nelle varie cartelle. Il criterio varia da lavoro a lavoro, ma in generale cerco di eliminare tutti i file che non soddisfano i miei standard e decido subito quali devo postprodurre. La divisione interna dei miei archivi prevede quasi sempre tre cartelle:

  • una per i file postprodotti: TIFF generati dallo sviluppo e dall’elaborazione dei file RAW;
  • una con gli originali, dove conservo i file RAW, il file sidecar eventualmente generato dal programma di sviluppo e – in molti casi – anche i JPEG in alta qualità generati dalla fotocamera;
  • una con i file non lavorati ma degni di essere conservati.

Backup dei file

Quando ho finito la postproduzione faccio il backup dei file (in doppia copia) su due hard disk esterni. Solo dopo aver fatto questa doppia copia cancello i file dal computer, per liberare spazio sul disco interno, e dalle schede di memoria. Nel caso in cui la sessione di postproduzione sia lunga e si protragga per giorni faccio almeno una copia di backup dei file già lavorati a fine giornata.

La postproduzione

Quando si scatta in digitale la postproduzione è essenziale, per non dire obbligatoria, per ottenere il massimo da uno scatto già buono in partenza. I RAW, per loro natura, sono file “non finiti”: catturano potenzialmente molte informazioni che però poi vanno recuperate elaborandoli. Per i JPEG la cosa può essere un po’ diversa:se una parte tendono a essere file “pronti alluso”, dall’altra sono meno flessibili in termini di elaborazione, ma anche su questi file si può fare comunque molto.

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Tre consigli per migliorare la postproduzione

Faccio elaborazione di immagini da prima di iniziare a scattare fotografie: ho cominciato da autodidatta, ma l’aver frequentato corsi di formazione tenuti da professionisti è ciò che ha veramente cambiato il mio modo di lavorare.

1.  Usare le scorciatoie da tastiera

Per ottimizzare i tempi le scorciatoie da tastiera sono utilissime. Imparate quelle principali e fate pratica nell’usarle: vi stancherete molto meno e sarete più efficienti. Se ci sono comandi che usate spesso e non sono associati a nessuna scorciatoia da tastiera, createne una personalizzata.

2. Lavorare con entrambe le mani

Questo è il consiglio che ha rivoluzionato il modo di approcciarmi ai software in generale e a quelli di postproduzione in particolare: utilizzare una mano per attivare i modificatori (ALT, CTRL, SHIFT) e l’altra per agire in contemporanea con il mouse o la tavoletta grafica. Sembra banale ma è uno degli insegnamenti più preziosi che ho ricevuto.

3. Modifiche non distruttive

Elaborate le immagini in modo da poter tornare sempre sui vostri passi, almeno fino a che non avete completato l’editing di una fotografia. Per lavorare in modo non distruttivo potete usare i livelli, gli oggetti e i filtri avanzati se i programmi li supportano (come Photoshop per esempio); oppure lavorare sfruttando anche le copie virtuali (in programmi come Lightroom): in questo modo potrete tornare sui vostri passi e variare una singola regolazione oppure eliminarla senza dover cominciare tutto da capo.

Postproduzione non distruttiva
Postproduzione non distruttiva

Sia per quanto riguarda la gestione dei file sia per la postproduzione, si tratta di pratiche semplici da adottare ma che hanno un valore enorme. Imparate a metterle in pratica anche se all’inizio vi potrà sembrare che rallentino il vostro flusso di lavoro: una volta che saranno diventate un’abitudine vi accorgerete di quanto tempo riuscirete a risparmiare.