Le fotografie vengono mosse quando i tempi di scatto non sono sufficientemente rapidi per fermare un’azione (soggetto in movimento), quando la fotocamera non è ferma durante l’esposizione o quando si verificano entrambe le condizioni.

Lasciamo da parte le situazioni in cui il mosso è un effetto ricercato volutamente e vediamo negli altri casi come fare a evitarlo.

Il cavalletto

Lo strumento per eccellenza per evitare immagini mosse è il cavalletto che deve essere scelto in base alle caratteristiche e al peso dell’attrezzature che vogliamo usare.

Se l’ottica e la fotocamera pesano insieme due chilogrammi e la testa mezzo chilo, meglio scegliere un cavalletto la cui portata non sia di due chili e mezzo precisi, ma leggermente superiore.

Una volta scelto il cavalletto dobbiamo posizionarlo in modo corretto: le gambe devono essere ben aperte e la superficie su cui si appoggia stabile.

Scatto remoto e temporizzato

Il cavalletto fa la maggior parte del lavoro, ma se premendo il pulsante di scatto introduciamo vibrazioni vanifichiamo per lo meno in parte la sua utilità.

Per ovviare a questo problema basta utilizzare uno scatto remoto (con o senza filo), oppure la funzione di scatto temporizzato che ritarda di qualche secondo l’esposizione. Lo scatto temporizzato è presente in ogni fotocamera mentre il comando remoto va acquistato come accessorio. Si trovano scatti remoti di produttori terzi dai costi irrisori e vanno quasi tutti bene.

Per me lo scatto remoto è uno strumento quasi irrinunciabile perché offre molta più flessibilità rispetto alla temporizzazione interna, anche nell’uso della posa B (Bulb) per le lunghe esposizioni.

Sollevamento dello specchio (Mirror lock-up MLU)

Nelle fotocamere mirrorless non è presente lo specchio, ma nelle reflex sì. Lo specchio è un meccanismo che in fase di scatto, sollevandosi, può introdurre vibrazioni quindi, se la fotocamera lo consente, possiamo attivare la funzione mirror lock-up che fa sollevare lo specchio qualche secondo prima dello scatto in modo che il tempo che intercorre fra il sollevamento e l’esposizione sia sufficiente affinché spariscano le vibrazioni.

Il sollevamento dello specchio è consigliabile solo nell’uso su cavalletto e quando si fotografano soggetti statici.

Monopiede

Non è come avere un cavalletto ma, quando quest’ultimo non è utilizzabile, può essere comunque d’aiuto. Devo dire che non ho mai investito in un monopiede, ma è anche vero che per i generi principali che pratico non è molto utile.

Scatto a mano libera

La postura

Per minimizzare i rischi di movimento la postura è importante: gambe non parallele (un piede più avanti dell’altro) e leggermente divaricate e gomiti appoggiati al corpo sono accorgimenti che conferiscono stabilità.

Sfruttare un appoggio come un muro o comunque qualcosa di stabile può fare la differenza.

I tempi di scatto

Se fotografiamo soggetti statici con la fotocamera sul cavalletto, i tempi di scatto non sono una particolare preoccupazione, ma se scattiamo a mano libera la scelta dei tempi è fondamentale.

Nei manuali di fotografia si parla sempre di tempi di sicurezza per evitare il mosso. Il tempo di sicurezza è legato a due fattori: la nostra capacità di tenere ferma la fotocamera e la lunghezza focale dell’ottica utilizzata.

Scattando in pellicola, la “regola” era di non utilizzare tempi inferiori al reciproco della focale, per cui utilizzando un 150 mm non saremmo dovuti scendere sotto 1/160 s circa.

Con l’avvento del digitale questa regola non è più così valida: in digitale le tolleranze sono molto minori e il tempo di sicurezza deve diventare una volta e mezzo, se non due volte, più breve rispetto a quello indicato per la pellicola quindi utilizzando un 150 mm sarebbe bene avvicinarsi a circa 1/300 s. Questo tempo però non tiene conto del movimento del soggetto: se stiamo fotografando soggetti in movimento i tempi dovranno tenere conto della loro velocità.

Gli stabilizzatori d’immagine

I sistemi di stabilizzazione d’immagine sulle ottiche e sui sensori sono sempre più efficaci e aiutano sia a ridurre il micromosso, cioè quelle piccole vibrazioni causate per esempio da nostri movimenti involontari mentre impugniamo la fotocamera, sia permettono di allungare i tempi di sicurezza. Non tutti i sistemi di stabilizzazione sono uguali, non tutti lavorano allo stesso modo, ma l’affidabilità raggiunta è in generale alta.

Ciò che non bisogna però dimenticare è che lo stabilizzatore stabilizza la fotocamera ma non i soggetti che stiamo fotografando, quindi anche se lo stabilizzatore ci permette l’uso di tempi lenti, i soggetti in movimento risulteranno comunque mossi se la velocità di scatto non è sufficiente a bloccare i loro movimenti.

Stabilizzatori e treppiedi

I primi stabilizzatori potevano diventare essi stessi fonte di mosso se usati in combinazione con il cavalletto: non essendo capaci di capire che la fotocamera era già in una condizione di stabilità, cercavano di stabilizzare l’immagine anche se non era necessario. Il risultato era una foto non nitida.

I nuovi stabilizzatori sono teoricamente in grado di riconoscere tale situazione, ma nel dubbio consiglio sempre di disattivarli quando montiamo la fotocamera su un supporto stabile.

Tempi di scatto, sensibilità ISO e diaframmi (il triangolo dell’esposizione)

Abbiamo visto alcuni strumenti che permettono di evitare il mosso, ma abbiamo anche detto che la causa di foto non ferme sono tempi di scatto inadeguati alla situazione. Per avere tempi di scatto più rapidi possiamo agire direttamente sui controlli della fotocamera: alzando la sensibilità ISO o aprendo maggiormente il diaframma. Ognuna di queste operazioni ha però degli effetti “collaterali”: alzare gli ISO permette di ridurre i tempi di scatto ma causa l’aumento del rumore digitale mentre aprire il diaframma riduce la profondità di campo, quindi si tratta di trovare il giusto compromesso.