Si parla molto spesso di obiettivi fotografici di questa o di quella marca: facciamo però un passo indietro per capire le varie tipologie di ottiche e come vengono utilizzate.

Tre caratteristiche principali

Un obiettivo fotografico è contraddistinto da due caratteristiche principali: la lunghezza focale (espressa in mm) e l’apertura massima (f-numero o f/), a cui aggiungo una terza caratteristica: il tipo di baionetta (mount).

Lunghezza focale

La lunghezza focale di un obiettivo (24 mm, 50 mm, 100 mm…) indica la distanza fra il centro ottico e il piano di fuoco (sensore o pellicola). Definizione teorica a parte, classificherò i vari tipi di ottiche in base al valore della lunghezza focale.

Massima apertura del diaframma

Insieme alla lunghezza focale, tutti gli obiettivi riportano per lo meno un altro valore, una lettera “f” minuscola seguita da una barra “/” e da un numero: f/n. Questo valore rappresenta la massima apertura del diaframma e indica quanta luce entra attraverso l’obiettivo.  Semplificando al massimo, diciamo che più basso è il valore che segue f/, maggiore sarà la “luminosità” di un obiettivo e, solitamente, anche il suo costo e l’ingombro.

Un 50 mm f/1,8 sarà “meno luminoso” di un 50 mm f/1,4. A parità di condizioni, usare un obiettivo più luminoso alla massima apertura ci permette di scattare con valori ISO più bassi e/o con tempi più veloci rispetto a uno la cui apertura massima è inferiore.

Le notazioni più comuni che si trovano sono:

50/1,8 | 50 mm f/1,8 | f=50 mm 1:1,8

L’ultima notazione è quella che di solito si trova incisa sulla cornice della lente frontale, ma tutte queste indicazioni hanno significato equivalente: identificano un obiettivo con lunghezza focale di 50 mm e apertura massima 1,8.

Tipo di baionetta

La baionetta è l’innesto dell’ottica sul corpo macchina e la maggior parte dei produttori di fotocamere usa un tipo di baionetta proprietario. Questo significa che un’ottica progettata per una fotocamera Canon non potrà essere montata su un corpo macchina Nikon (a meno di non utilizzare particolari accorgimenti non sempre attuabili).

Inoltre le ottiche di uno stesso produttore possono avere differenti tipologie di baionette. Facciamo di nuovo l’esempio di Canon: le prime reflex a pellicola avevano un tipo di attacco che è stato variato quando ha iniziato a produrre reflex elettroniche e ottiche autofocus. Oppure, già in “epoca” digitale, quando ha iniziato la produzione di fotocamere mirrorless ha introdotto altre due tipologie di attacchi.

Ci sono poi obiettivi realizzati da produttori terzi, come Sigma o Tamron, destinati a essere montate su fotocamere di altri brand: per questo possiamo trovare un Sigma 50 mm con attacco per Canon, Nikon, Sony…

Il 35 mm come formato di riferimento

Tutte le volte che in questo articolo parlerò della lunghezza focale di un obiettivo mi riferirò a ottiche progettate per il formato full frame (36×24 mm), ovvero il 35 mm. Con l’avvento delle fotocamere digitali sono diventati di uso comune sensori di formati diversi: micro4/3, APS-C, APS-H, per non parlare poi dei formati più grandi del full frame. Se volete approfondire l’argomento di focale equivalente, potete leggere l’articolo Come SCEGLIERE il PRIMO OBIETTIVO fotografico.

Tipologie

Il 50 mm come spartiacque

Il 50 mm è considerato l’obiettivo fotografico “normale” sul formato 35 mm. Il perché venga definito “normale” non è molto importante in questo momento, ciò che ci interessa è che tale ottica fa da spartiacque fra i teleobiettivi, ovvero le ottiche con lunghezza focale maggiore del 50 mm e i grandangolari, con focale minore.

Fish-eye, grandangolari, tele e super-tele

Fatta una prima macro-distinzione possiamo scendere nel dettaglio. Se consideriamo la progressione delle focali come un segmento, avremo all’estrema sinistra gli obiettivi “più grandangolari” (fish-eye) e all’estrema destra quelli “più tele” (super-tele).

Nella pratica, ciò significa che le foto realizzate con un obiettivo di una lunghezza focale piuttosto che con un altro di diversa lunghezza presenteranno una variazione dell’angolo di campo: più un obiettivo è grandangolare, maggiore è il suo angolo di campo, ovvero la porzione di realtà che viene ritagliata nell’inquadratura.

Vediamo un esempio pratico. Ho scattato le seguenti immagini con un obiettivo zoom 24-240 mm, senza spostare il cavalletto ma solo variando la lunghezza focale con la ghiera posta sul barilotto dell’ottica.

Obiettivi zoom

Gli zoom sono obiettivi che “contengono” più lunghezze focali all’interno di una sola ottica. Gli zoom classici sono il 16-35 mm, il 24-70 mm e il 70-200. Esistono però molte varianti.

La loro luminosità massima, salvo rare eccezioni, è inferiore a quella di ottiche fisse luminose equivalenti. Uno zoom che abbia apertura massima f/2,8 è considerato luminoso, un fisso con tale apertura no (a meno che non sia un super-tele).

Apertura massima variabile

Nel caso degli obiettivi zoom vi potrà capitare di vedere indicato sul barilotto un doppio diaframma, per esempio f/4-5,6. Questo significa che alla minima lunghezza focale l’obiettivo avrà “luminosità” massima f/4 e alla massima lunghezza focale f/5,6. Tale scelta è attuata dai costruttori per ridurre i costi e/o gli ingombri.

Obiettivi macro

Le ottiche macro hanno un particolare schema di lenti che permette di mettere a fuoco il soggetto a una distanza minima molto inferiore rispetto a quella consentita dagli obiettivi non macro. Potendo avvicinarsi di più al soggetto è possibile riprodurlo con un fattore di ingrandimento maggiore.

Nella definizione più classica un’ottica si dice macro quando raggiunge un rapporto di riproduzione di 1:1 senza l’impiego di aggiuntivi. A ben vedere molti 50 mm macro, soprattutto non recentissimi, raggiungevano nativamente un rapporto di riproduzione di 1:2, ma vengono lo stesso considerati macro.

Macro vintage Olympus OM Zuiko 50 mm f/3,5. Massimo rapporto di riproduzione 1:2.  Scatto realizzato con ottica Sony 90 mm f/2,8 Macro.
Macro vintage Olympus OM Zuiko 50 mm f/3,5. Massimo rapporto di riproduzione 1:2. Scatto realizzato con ottica Sony 90 mm f/2,8 Macro.

Utilizzi

Indicare in modo schematico quale ottica è adatta a un certo utilizzo rischia di produrre una classificazione eccessivamente rigida. L’intenzione è però quella di dare delle linee guida, indicando le ottiche usate solitamente nei vari generi fotografici.

Ritratto

Nel ritratto, a meno di non voler ottenere effetti particolari, l’uso di grandangolari spinti è sconsigliato sia per le distorsioni prospettiche prodotte da queste lenti, sia perché bisogna avvicinarsi troppo al soggetto, rischiando di metterlo a disagio.

Per ritratti ambientati consiglierei il 35 mm, per ritratti in senso più classico il 50 e l’85 mm sono le lenti più usate. Ottiche come il 100, il 135 e il 200 mm vengono impiegate se si vuole isolare maggiormente un soggetto dal contesto, catturarne un particolare o semplicemente fotografarlo a distanza maggiore per cogliere un’espressione più naturale, magari durante una cerimonia.

Cerimonia

Valgono le indicazioni date per il ritratto, con l’aggiunta che un grandangolare più spinto del 35 mm può risultare utile sia per fotografare gruppi di persone sia per foto d’interni con ampio respiro. Non bisogna poi dimenticare un’ottica macro o con ridotta distanza di fuoco per i particolari (penso al classico scatto degli anelli).

Alcuni fotografi di cerimonia preferiscono le ottiche fisse, altri gli zoom luminosi, principalmente il 24-70 e il 70-200, ai quali magari affiancare un fisso più luminoso.

Reportage

Nel reportage le ottiche grandangolari sono apprezzate perché agevolano il racconto di una storia: permettono di creare immagini di ampio respiro in cui le azioni sono contestualizzate. Vista la particolare resa prospettica, “invitano” l’osservatore nella scena coinvolgendolo maggiormente.

Per questo genere, le ottiche più usate sono quelle comprese fra il 24 e il 50 mm, anche per via delle loro dimensioni non eccessive, che rendono il sistema fotocamera-obiettivo non troppo ingombrante.

Le ottiche tele si usano anche quando si vogliono realizzare ritratti più classici o si vuole dare l’impressione di distanza dalla scena ripresa.
Alcuni reporter impiegano anche zoom come il 24-70 mm o il 70-200 mm.

Paesaggio

Quando si parla di paesaggio pensiamo subito agli obiettivi grandangolari, che in effetti sono i più usati. In questo caso anche lunghezze focali inferiori al 24 mm trovano una collocazione più naturale. L’uso di grandangolari spinti nasconde però alcune insidie: non è facile comporre ordinatamente un’immagine scattata con queste ottiche, inoltre gli elementi catturati rischiano di diventare talmente piccoli da perdere di significato. Differente invece è il caso in cui si vogliano forzare o esaltare determinate prospettive.

Per il paesaggio, comunque, però vengono usate praticamente tutte le ottiche: ho fotografato paesaggi anche con il 400 mm e i motivi di questa scelta possono essere tanto comunicativi quanto pratici: un paese arroccato, per esempio, va fotografato da lontano.

Panoramica: fusione di due scatti @105 mm

Nella fotografia di paesaggio (non notturno) non servono ottiche luminose perché si fotografa fondamentalmente a diaframmi chiusi e su cavalletto.

Fotografia di prodotto

In questo genere è fondamentale che gli oggetti vengano riprodotti in modo nitido e non distorto, motivo per cui spesso vengono utilizzati obiettivi macro, la cui progettazione è particolarmente accurata e i difetti ottici sono minimi o pressoché assenti.

Le focali più usate sul formato 35 mm sono quelle comprese fra i 50 e i 100 mm. Non necessariamente serve un’ottica macro, va bene anche un’ottica ben corretta e che abbia una distanza di fuoco minima adeguata al soggetto che vogliamo riprendere.

Interni e architettura

Nella fotografia di architettura si usano per lo più ottiche speciali che permettono di correggere la prospettiva: sono ottiche costose che possono simulare in parte alcuni movimenti dei banchi ottici. Non mi sembra però il caso di parlare di obiettivi decentrabili e basculabili in questo articolo, perciò mi limiterò a consigliare l’uso di obiettivi che coniughino un buon angolo di campo con distorsioni non eccessive: mi riferisco ai 35 e ai 50 mm.

Nel caso di fotografia di interni, per esempio, fare più scatti con un obiettivo 35 mm per poi fonderli insieme (panoramica) può dare risultati migliori rispetto a utilizzare un’ottica più grandangolare facendo un solo scatto.

Fotografia d’azione: sportiva e naturalistica

Per questo genere si usano principalmente obiettivi super-tele, fissi o zoom. Potendo affrontare la spesa, gli obiettivi fissi e luminosi sono quelli più usati in ambito professionale. Negli ultimi anni sono in commercio anche zoom molto luminosi, il cui prezzo è comunque elevato perché oltre alla qualità e al diaframma molto aperto e costante aggiungono la versatilità di poter fotografare un soggetto che si avvicina o si allontana rispetto al nostro punto di osservazione/appostamento.

Ovviamente, come nel resto dell’articolo, sto generalizzando: un 70-200 può essere sufficiente (o addirittura eccessivo) per fotografare certi sport mentre per fotografare animali in condizioni non controllate un 200 mm è generalmente insufficiente.

Fotografia in viaggio

Per scattare in viaggio, dove la portabilità del sistema è spesso più importante della qualità, sono apprezzate le ottiche super-zoom, come il 28-300 mm. Lo scotto da pagare è in termini di qualità, ma in questo contesto i pregi possono far passare in secondo piano i difetti.

Il 50 mm, l’indiscusso tuttofare

Prima di concludere voglio dedicare un paragrafo speciale al 50 mm. Ne ho parlato anche nell’articolo dedicato alla scelta del primo obiettivo fotografico, ma voglio ribadire la sua fama di tuttofare, soprattutto prima che gli zoom kit standard diventassero così diffusi e di qualità superiore rispetto a quelli di un tempo. Il 50 mm è un obiettivo versatile (si adatta praticamente a tutti i generi), economico (a patto di non cercare modelli con luminosità esasperata), luminoso (f/1,7 e f/1,8 sono le luminosità standard della versione economica), per lo più nitido. Lo schema ottico estremamente semplice del 50 mm standard permette di progettare ottiche con pochi difetti e resa più che buona, anche quando sono di fascia economica.