Sfogliando un libro mi sono trovato davanti un’immagine che ho visto decine e decine di volte ma quando la rivedo non posso fare a meno di soffermarmici.

La fotografia in questione è World’s Fair, New York City di Garry Winogrand. Quali elementi rendono così interessante questa immagine?

Garry Winogrand (1928-1984) è un noto street photographer statunitense che, dopo la morte prematura, ha lasciato un’enorme quantità di rullini mai sviluppati. Per lui, come per il suo collega William Eugene Smith, la fotografia e in particolare l’atto del fotografare erano diventati una vera ossessione. Per Winogrand, il fotografare sembrava essere un modo per esperire il mondo: lui stesso ammetteva che spesso fotografava per vedere come i soggetti apparivano una volta fotografati.

Ma l’articolodi oggi non parlerà di Winogrand, ma di un suo scatto che contiene un insegnamento importante.

World’s Fair, New York City, Garry Winogrand (1964)
World’s Fair, New York City, Garry Winogrand (1964)

World’s Fair, New York City

La fotografia è stata scattata a New York nel 1964 e ritrae un gruppo di persone, donne e uomini, su una panchina.

La capacità di questa immagine di catturare l’attenzione e di farci soffermare a lungo a osservarla dipende da due aspetti.

Composizione

Il primo è la composizione: nella visione d’insieme vediamo un gruppo di persone in primo piano, i soggetti principali, incorniciati da un numero ben maggiore di individui sullo sfondo che vanno a completare lo scatto costituendo una cornice perfetta: una ripetizione dei soggetti sulla panchina. Sempre da un punto di vista compositivo, la disposizione dei soggetti è molto particolare e ricorda – come ha suggerito Joel Meyerowitz – quella delle statue poste nei timpani dei templi greci.

Le pose sono plastiche, in una disposizione che non sembra affatto casuale: i due uomini aprono e chiudono il gruppo e le sei donne si trovano nel mezzo. La “compagine” è composta da tre nuclei: l’uomo e la donna sulla sinistra, le tre donne al centro e le due donne sulla destra. In più spunta un individuo che si trova solo per metà all’interno del fotogramma, una sorta di ponte fra ciò che sta dentro e ciò che è escluso dall’inquadratura.

Narrazione

A questo punto arriviamo a parlare del secondo elemento, la componente narrativa. Non tutte le fotografie devono per forza contenere una narrazione (in senso stretto) al loro interno, ma quando lo fanno e quando la narrazione incuriosisce e coinvolge, ci troveremo davanti a un’immagine che trattiene lo sguardo dell’osservatore.

In questo caso, vuoi per i gesti teatrali, vuoi per le pose differenti, è praticamente impossibile non interrogarsi su cosa stia accadendo all’interno (e all’esterno) della fotografia. Infatti, una componente potentissima nella composizione e nella narrazione fotografica, sono gli sguardi e leggendo l’immagine da sinistra a destra troviamo la prima coppia che mostra un equilibrio (l’uomo e la donna si guardano), ci soffermiamo poi sul terzetto centrale – che desta non poca curiosità – per arrivare alle due ragazze a destra che guardano fuori dal fotogramma.

Cosa guarderanno? Cosa starà accadendo al di là dell’uomo con il giornale? E ancora prima: cosa si staranno dicendo gli altri attori della scena?

I curiosi potranno scoprire qualcosa in più su questa immagine dal racconto di due delle protagoniste che presenziarono a una retrospettiva sul lavoro di Winogrand tenutasi a cinquant’anni di distanza dallo scatto di quell’immagine.

Ma sapere chi fossero e cosa stessero facendo quelle persone non aggiunge molto al senso di questo articolo. Il fatto che chi osserva lo scatto ricostruisca in qualche modo una narrazione e immagini una propria versione degli eventi è più che sufficiente affinché l’immagine susciti interesse.

Questo è il potere di una buona narrazione racchiusa all’interno di un fotogramma e presentata con una composizione efficace.