È sconfortante tornare ancora una volta su questo argomento anche perché sono sicuro che non sarà l’ultima… e visto che affrontare la questione di petto mi ha sfiancato tenterò un approccio differente. Pochi giorni fa, sul Guardian è stata pubblicata un’intervista a Elliott Erwitt. Il fotografo novantaduenne ha in ballo sempre molti progetti e uno degli ultimi è la partecipazione a una campagna in favore del progetto no profit ProjectHope.

Erwitt ha messo a disposizione una sua immagine per creare una cartolina digitale da collezione per finanziare il progetto.

Elliott Erwitt per PojectHope in collaborazione con Phil Ropy
Elliott Erwitt per PojectHope in collaborazione con Phil Ropy

Guardando l’immagine scelta ho pensato alla sua modernità, al suo essere fuori dal tempo e all’efficacia comunicativa.

Avete avuto anche voi questa impressione?

Bene, Erwitt scattò l’immagine che state guardando nel 1965 (in Sicilia).

Una foto del 1965 che si armonizza alla perfezione con una campagna del 2020. Si tratta, ovviamente, di una foto scattata con una fotocamera a pellicola; una foto che nella situazione di emergenza sanitaria attuale diventa ancora più significativa e potente.

Molte immagini fotografiche scattate decine di anni fa con fotocamere “analogiche” sono diventate delle icone in grado di trascendere il passare del tempo.

La fotocamera è sempre e solo il mezzo

A questo punto, vi starete – giustamente – chiedendo perché sono partito dalla foto di Erwitt e da questo racconto. Purtroppo è ancora troppo diffuso il pensiero che con fotocamere digitali “vecchie” di qualche anno non si possano scattare fotografie “moderne” o che non si possa praticare con esse una “fotografia contemporanea”.

Abbracciare questa idea vuol dire affermare che la fotografia viene realizzata dalla macchina fotografica piuttosto che dal fotografo. Significa asserire che un’immagine granulosa (per via della grana della pellicola o di un po’ di rumore digitale) non può avere la stessa capacità comunicativa di uno scatto realizzato con l’ultima mirrorless uscita sul mercato.

Sono solamente io che inorridisco a questo pensiero? La fotografia si merita di essere ridotta a un mero prodotto della tecnologia?

L’aspetto tecnologico è importante, soprattutto in certi generi e settori, ma è comunque secondario alla capacità del fotografo di comunicare. Una foto che non dice nulla, continuerà a non dire nulla, anche se è stata scattata con un eccezionale apparecchio fotografico.

La fotografia, intesa nel suo senso più alto e concepita come disciplina comunicativa, è qualcosa che trascende il mezzo impiegato. Il mezzo da solo non potrà fare mai la differenza fra una fotografia buona e una che non comunica nulla.

Questo articolo prende spunto da alcune frasi riportate durante una live di Enzo. Uno spettatore riportava il pensiero di una fonte non identificata secondo la quale una fotocamera digitale “vecchia” di 6 anni non fosse adatta a praticare una “fotografia moderna”.

La frase in questione era forse estrapolata da un discorso più ampio e una volta isolata da esso suonava alquanto “strana”. In caso contrario mi resta difficile pensare un modo per sostenere questa affermazione.

Seconda di poi, cosa si intende per “fotografia moderna”? Se ci riferiamo a qualcosa che non può essere praticato con una fotocamera del 2014 di sicuro non stiamo parlando di comunicazione e linguaggio fotografico.

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