Che la Street Photography non mi piaccia non è del tutto vero. A non piacermi è un certo tipo di Street Photography, quella irrispettosa, quella vigliacca, quella che viene presa come giustificazione per mettere in bella mostra momenti delicati e persone disagiate facendoli passare per scatti artistici di cui vantarsi con gli amici. Quella fotografia, più in generale, che non si cura della dignità altrui e che la vìola senza nemmeno avere l’attenuante di uno scopo più alto.

Ando Gilardi, nel 1976, iniziava la sua poesia Non fotografare con queste parole:

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.
Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.
Non fotografare i neri umiliati, o giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni. La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.

Ando Gilardi

Gilardi è stato una figura particolare, da amare oppure odiare, ed era difficile capire fino a che punto prendere sul serio le sue parole (la poesia sopra citata era dedicata a Diane Arbus), che però sono uno spunto di riflessione forte da cui iniziare.

Privacy e rispetto

Lasciando da parte le questioni legali, la privacy e il rispetto sono due aspetti che per me hanno particolare importanza. Volenti o nolenti, almeno la privacy nella Street Photography viene violata. Ci sono autori che apprezzo molto come Robert Doisneau, che i più forse conoscono per la celebre foto Le baiser de l’Hôtel de Ville. Doisneau dichiarò che questa immagine, che ritrae appunto un bacio appassionato tra due giovani, era tutt’altro che spontanea. Mai, disse Doisneau, si sarebbe permesso, soprattutto negli anni Cinquanta, di rubare uno scatto del genere: era d’accordo con i due protagonisti.

Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Robert Doisneau
Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Robert Doisneau

I luoghi digitali di condivisione e i social hanno favorito la diffusione di quella che secondo me, pur essendo spacciata per Street Photography, è ben altro, quella, in sostanza, che si potrebbe esemplificare con l’immagine del mendicante ricurvo ripreso a distanza di sicurezza con un 200 mm. Per fortuna, la vera Street Photography, quella degna di questo nome, esiste ed è ben diversa: viene praticata da coloro che vogliono raccontare storie e situazioni, da chi non teme il contatto con i soggetti delle proprie foto, da chi usa i grandangolari e le ottiche “normali” per immergersi nella scena e trasmettere allo spettatore quanto sta provando.

Chi è rispettoso della dignità delle persone e dei luoghi ritratti pratica quella che, per il mio modo di vedere, è una Fotografia di Strada onesta, corretta e utile. Non pretendo che tutti siano d’accordo con me, ma questo è il mio punto di vista.

Ora che ho messo in chiaro alcuni punti fondamentali, vorrei dare qualche consiglio pratico per chi vuole cimentarsi nella Fotografia di Strada. Prima di andare avanti, però, vi segnalo qui sotto il video di Enzo Alessandra, fotografo ben più ferrato di me sul genere.

VIDEO: STREET PHOTOGRAPHY - Fotografia sul Campo
VIDEO: STREET PHOTOGRAPHY – Fotografia sul Campo

L’attrezzatura

La Fotografia di Strada è un genere che richiede discrezione, non fosse altro per evitare di intimidire i soggetti che, messi a disagio, ci restituirebbero foto innaturali e per non essere più facilmente oggetto di rifiuti e lamentele. Non è un caso che alcuni dei più noti Street Photographer usassero delle Leica.

Fotocamera discrete possono essere, oltre alle Leica, alcune mirrorless Fuji, Sony, Olympus o Panasonic di fascia media. A livello di ottiche consiglierei principalmente i grandangolari dai 24 ai 35 mm e il 50 mm (lunghezze focali riferite al full frame). La luminosità massima delle ottiche può essere importante, soprattutto se si fotografa in condizioni di luce scarsa, ma se avere un’ottica di uno stop più luminosa implica un notevole aumento degli ingombri, rifletterei sui reali vantaggi di quello stop in più.

Le poche volte che ho fatto Street ho usato una Olympus OM10 a pellicola con il 50 mm f/1,8: erano i miei primi esperimenti fotografici, si trattava di foto per lo più in posa ad artisti di strada. In tempi più recenti invece ho fatto qualche scatto non posato con una compatta a pellicola, una Olympus XA2 (detta anche “ovetto”), che mi ha dato particolare soddisfazione, come vi spiegherò tra poco.

Civita di Bagnoregio, Olympus XA2, 2018 © Marco Bisogni
Civita di Bagnoregio, Olympus XA2, 2018 © Marco Bisogni

La tecnica

La Fotografia di Strada richiede prontezza: tutto l’aiuto che possiamo avere in termini di automatismi e di anticipazione del momento di scatto è cruciale.

Lavorare in semi-automatismo (priorità di tempi o diaframmi), magari con ISO automatici (per chi scatta in digitale) sono condizioni che possono fare la differenza sul portare a casa lo scatto o meno. Per quanto riguarda la messa a fuoco, almeno nelle ottiche che ancora lo consentono, si cerca di sfruttare le indicazioni sul barilotto per usare la tecnica dell’iperfocale oppure si può fissare la focheggiatura su una distanza predeterminata dove si pensa che il soggetto andrà a posizionarsi al momento dello scatto. In questo modo, i pochi attimi che separano il momento della scelta del soggetto da quello dello scatto si possono usare per la composizione. Per questo una compatta punta e scatta come la Olympus XA2 citata poco fa mi fu di grande aiuto: l’unica mia preoccupazione era inquadrare e scattare.

La scelta dei soggetti

Un altro consiglio è quello di scegliere una posizione che reputiamo interessante, armarsi di pazienza e aspettare che qualcosa accada: un noto Street Photographer di cui mi sfugge il nome diceva che qualcosa prima o poi accade sempre. Nella New York degli anni d’oro della Fotografia di Strada non era insolito vedere noti fotografi che si “scontravano”, macchina sempre all’occhio, lungo la Fifth Avenue. Ma vi lascio al video di Enzo per un approfondimento su questo aspetto.

Per concludere vorrei riportare un fatto accaduto in questi giorni, in occasione del lancio della nuova Fuji X100V, compatta di fascia alta con sensore APS-C da 26 Mpxl particolarmente adatta alla Street Photography.

Fuji X100V
Fuji X100V

Tatsuo Suzuki e la Fuji X100V

Tatsuo Suzuki è un fotografo giapponese, (ex?) Ambassador Fuji, noto per il suo stile Street “aggressivo”. In occasione del lancio della nuova Fuji X100V Suzuki avrebbe dovuto presenziare con un video promozionale, video che è stato però rimosso poco dopo l’uscita in seguito alle lamentele causate dal modo di fare del fotografo, considerato inappropriato.

È ovviamente una questione delicata: Fuji, marchio notissimo e con dei valori ufficiali da rispettare, si è infatti trovato in una posizione molto scomoda. Sebbene il comportamento di Suzuki sia stato lo stesso di sempre, l’esposizione ricevuta in un video promozionale destinato a un pubblico vasto e vario ha messo in evidenza atteggiamenti che non sono socialmente accettati.

Questo episodio è una cartina di tornasole che mette in evidenza alcune delle contraddizioni della Street Photography.

Suzuki ha una sua filosofia, tecnicamente non ha fatto nulla di illecito (mi pare), ma i suoi comportamenti si sono confermati scomodi, per lo meno secondo le norme sociali condivise dai più.