L’articolo non parla esclusivamente di Pentax, ma le recenti dichiarazioni dello storico marchio di attrezzatura fotografica mi hanno offerto degli spunti per alcune considerazioni.

Pentax, lo ricordo, è l’unico produttore di fotocamere reflex rimasto a non avere in catalogo nessun modello mirrorless e, almeno nel prossimo futuro, non ha intenzione (e nemmeno la possibilità) di cambiare rotta.

Le reflex e il mirino ottico

Quando si parla della differenza tra fotocamere reflex e mirrorless si pensa allo specchio, alle dimensioni e alle varie funzionalità ma si tende a dimenticare quella che forse è la caratteristica principale che differenzia le due tipologie di macchine fotografiche: il mirino ottico. La sua presenza è così importante che Pentax ne ha fatto uno dei punti di forza della sua ultima campagna promozionale.

Quando scatti una foto con una reflex, la luce attraversa prima l’obiettivo, e poi il mirino ottico. In questo modo vedi l’immagine direttamente con I tuoi occhi, e la senti con il tuo cuore.

Questa è l’esperienza unica che provi utilizzando una reflex.

(http://www.ricoh-imaging.co.jp/english/brand/pentax/vision/)

Enzo ha parlato del mirino ottico nel video seguente, nel quale propone il suo punto di vista e riporta la sua esperienza.

Il mirino ottico e l’approccio allo scatto

Con le mirrorless, in particolare con quelle che hanno lo schermo articolato, siamo abituati a un approccio più “libero” all’inquadratura: possiamo tenere la fotocamera all’altezza dei fianchi oppure sollevarla in alto senza mai perdere di vista la scena da catturare. Il mirino invece condiziona l’approccio alla fotografia: l’inquadratura va composta con la fotocamera appoggiata al volto se non vogliamo scattare alla cieca.

Ma se inquadrare con lo schermo posteriore ci rende più liberi, usare il mirino aiuta a concentrarsi su ciò che stiamo fotografando: vedere il soggetto isolato dentro l’oculare elimina le distrazioni.

Utilizzando il mirino ottico l’immagine non viene filtrata da sistemi elettronici: ciò che vediamo è la realtà, non una sua riproduzione digitale.

Molti fotografi non abbandonano il sistema reflex perché non apprezzano i mirini elettronici: nonostante la loro qualità sia aumentata notevolmente per molti non è in grado di eguagliare quella offerta dai mirini tradizionali.

La fotografia viene prima della tecnologia

Il mirino è uno dei due aspetti su cui Pentax fonda la sua campagna, l’altro è l’impegno nel continuare a produrre fotocamere come strumenti per scattare fotografie piuttosto che come concentrati tecnologici.

In un recente video promozionale non si fa riferimento a nessuna caratteristica tecnica, non si parla di megapixel né di fotogrammi al secondo: tutto ruota intorno alla gioia di scattare una fotografia, al piacere che si prova durante le fasi dello scatto: “guardare attraverso il mirino, mettere a fuoco il soggetto e premere il pulsante di scatto”.

Il livello di qualità e le performance che cerchiamo non possono essere misurate solo con i numeri.

Le fotocamere che produciamo non sono realizzate per raggiungere solamente i risultati migliori in termini di valori numerici, ma integrando i feedback sensoriali dei nostri designer nella progettazione e nello sviluppo.

(http://www.ricoh-imaging.co.jp/english/brand/pentax/vision/)

Il promo insiste sul fatto che una foto non si può definire bella solamente in termini di qualità fine a se stessa. Questa riflessione oggi è più importante che mai visto che le fotocamere vengono vendute e considerate da una parte di pubblico sempre di più come agglomerati di funzionalità, molte delle quali superflue ai fini del catturare buone immagini.

Una scelta in controtendenza, ma forse l’unica possibile

Nonostante sia d’accordo con l’approccio alla fotografia sposato da Pentax, non voglio ignorare le considerazioni che ho fatto altre volte su questo marchio da un punto di vista commerciale. Pentax ha una nicchia di utenti affezionati, ma se guardiamo le vendite non si posiziona certo al primo posto. Anche Olympus è (era?) un marchio storico, ma i recenti avvenimenti ricordano che rimanere puri non va necessariamente d’accordo con le logiche di mercato.

Pentax venne acquisita da Ricoh e ha raggiunto traguardi importanti dopo la conversione al digitale e, come ho già detto, soddisfa un bacino di utenti fedele al marchio. Un pubblico ben definito che però ne condiziona anche le scelte: se ha attratto persone che vogliono continuare a utilizzare fotocamere reflex solide e di buona qualità non potrà tradire le loro aspettative perché farlo vorrebbe dire perdere i suoi estimatori.

Dall’altra parte, immagino, che nemmeno volendo potrebbe spostarsi verso una produzione mirrorless: verrebbe divorata dalla concorrenza. La scelta di continuare a occupare il segmento di mercato delle fotocamere reflex, che tutte le altre case stanno abbandonando o hanno abbandonato, potrebbe essere un modo per continuare a sopravvivere soddisfacendo una richiesta ancora esistente.

La storia ci insegna che la passione e la coerenza non sono sempre sufficienti per rimanere a galla: molti artigiani o venditori al dettaglio sono stati spazzati via dalla grande distribuzione e non importa se i loro prodotti fossero di qualità e la loro attenzione al cliente alta: le leggi di mercato sono spietate.

Nel caso di Pentax non parliamo di artigiani nel senso più stretto del termine, ma se consideriamo il ridotto numero di modelli prodotti negli anni, la poca variabilità degli stessi e l’attenzione per le esigenze di un pubblico ben definito allora una certa artigianalità nella loro produzione si può vedere.