La composizione è probabilmente l’aspetto che ha risentito meno dell’avvento del digitale in fotografia. Le fotocamere digitali, infatti, sono sempre più performanti e in grado di riprodurre una gamma dinamica sempre più estesa; l’uso dei file RAW e i programmi di sviluppo e postproduzione permettono di recuperare dettagli nelle alte luci e nelle ombre in misura sempre maggiore anche quando l’esposizione non è perfetta. Tuttavia, se abbiamo sbagliato l’inquadratura non ci sono software e manovra digitale che tengano.

Nonostante questo, sento sempre parlare molto di megapixel, di dimensione dei sensori, di nuovi modelli di fotocamere e di obiettivi ma non sento quasi mai parlare di composizione dell’inquadratura, che è invece un elemento fondamentale.

Cos’è la composizione (prima delle regole)

Quando si parla di composizione si fa riferimento soprattutto alle regole della composizione: la regola dei terzi, l’uso della diagonale, le linee di fuga e così via. Questo approccio, da un punto di vista pratico, è più che sensato. Mi sembra però utile fare un passo indietro per cercare di capire prima di tutto cos’è la composizione fotografica.

Comporre l’inquadratura (cosa inquadrare)

Quando portiamo all’occhio il mirino della fotocamera, o inquadriamo attraverso il display posteriore, stiamo facendo una scelta molto importante: cosa includere all’interno del fotogramma. Si tratta del primo passo della composizione fotografica. In questa fase scegliamo cosa mostrare dell’intera scena a coloro che vedranno le nostre immagini.

Faccio un esempio molto banale: se Garry Winogrand, nella foto seguente, invece di contestualizzare “l’uomo in aria” avesse optato per un taglio più stretto il senso dell’immagine sarebbe stato molto diverso o, quantomeno, ambiguo. Lo scatto realizzato fa pensare a una performance, un taglio più stretto poteva far pensare a una persona che stava precipitando.

© Garry Winogrand 1995
© Garry Winogrand 1995
© Garry Winogrand 1995 (ritaglio)
© Garry Winogrand 1995 (ritaglio)

Questo esempio evidenzia come la scelta dell’inquadratura sia cruciale per i generi fotografici che prevedono una narrazione iconografica. Ma anche quando scattiamo immagini con finalità puramente estetiche la scelta dell’inquadratura è determinante per il successo di uno scatto.

Disporre gli elementi nell’immagine (come inquadrare)

Dopo aver deciso quale “ritaglio” della realtà includere nel fotogramma, il che comporta anche pensare se scattare un’immagine orizzontale, verticale, panoramica o magari in formato quadrato, dobbiamo fare in modo che ciò che si trova all’interno del frame sia facilmente leggibile e soddisfi le esigenze comunicative che ci siamo prefissati. Se prima di scattare non ci chiediamo perché stiamo inquadrando in un certo modo, o abbiamo molta esperienza o stiamo scattando un’istantanea, una foto ricordo, piuttosto che una fotografia in senso più “alto”. Non ho nulla contro le istantanee e le foto ricordo, basta essere consapevoli di cosa si vuole realizzare.

Arriviamo alle regole e al buon senso

Una possibile definizione di composizione riguarda il modo in cui decidiamo di disporre linee, forme, zone chiare e scure, colori, aree nitide e fuori fuoco all’interno del fotogramma.

Chi guarda un’immagine percepirà immediatamente ciò che essa vuole comunicare soltanto se la composizione funziona: il soggetto principale di uno scatto sarà tale solamente se la composizione è corretta e funzionale. 

Come fare delle buone composizioni fotografiche?

L’esperienza aiuta molto ed è fondamentale soprattutto per i fotografi di reportage che devono essere rapidi nello scattare.

Esperienza a parte, esiste una serie di regole che possono venirci in aiuto. Ho preferito non parlarne subito perché la parola “regola” rimanda sempre a qualcosa di rigido, invece è fondamentale che valutiamo da situazione a situazione quale principio applicare e perché.

Per esempio, ho scattato le seguenti immagini, che condividono la stessa inquadratura, con un diaframma relativamente aperto che mi ha permesso una messa a fuoco selettiva: una volta ho focheggiato sugli scarponi da trekking e una volta sull’acqua sottostante. Quale delle due scelte compositive è corretta?

Composizione in fotografia: punto di messa a fuoco
Composizione in fotografia: scelta del punto di messa a fuoco

La risposta dipende dalla situazione: per la pubblicità di una marca di scarpe o di un negozio di sport è da preferire lo scatto con le scarpe a fuoco, per promuovere invece attività outdoor o per una dépliant turistico è meglio l’altro.

Imparare le regole della composizione

Sulla composizione esistono libri e video-corsi dedicati: mi sembrerebbe riduttivo elencare in questo articolo tre o quattro esempi decontestualizzati, ho preferito piuttosto parlare della sua importanza.

Sul web potete trovare sicuramente contenuti gratuiti sulle regole compositive. Per quanto riguarda invece un buon libro cartaceo sull’argomento mi sento di consigliarvi un classico di genere: L’occhio del fotografo di Michael Freeman. Riguardo ai video-corsi colgo l’occasione per annunciare che è appena stato aggiunto un nuovo capitolo dedicato alla composizione all’interno del Corso completo di fotografia (base + avanzato) della Scuola di Fotografia online di Enzo Alessandra.

Un’ultima risorsa gratuita

Segnalo anche un’altra risorsa prima di concludere. Che siate principianti o meno, prima di andare a fotografare un paesaggio, un’architettura, una persona o un oggetto cercate sul web come altre persone hanno affrontato il tema: sono sicuro che troverete numerosi spunti. Fotografare un monumento optando per una composizione con una inquadratura estrema dal basso, oppure a una determinata ora del giorno per sfruttare un particolare disegno di ombre, o ancora inquadrare da una posizione che permetta di giustappore al soggetto principale un altro soggetto di minore importanza ma utile alla narrazione.

Fare un giro su Google Immagini non costa nulla e quando devo andare a fotografare un soggetto nuovo lo trovo una risorsa preziosa per vedere cosa è già stato fatto, per trovare spunti e anche per evitare di perdere tempo con composizioni che non funzionano.