No, non si tratta di un articolo contro la fotografia digitale, ma piuttosto di riflessioni su quale sia il prezzo occulto che si paga scattando in digitale. Nulla a cui non si possa porre rimedio, semplicemente sono aspetti a cui spesso non facciamo caso.

Come ho detto altre volte, ho iniziato a scattare in pellicola, esperienza che certo non rimpiango: le fotocamere analogiche hanno tuttora un grande fascino. Però, quando ho fatto della fotografia la mia professione, le fotocamere digitali hanno completamente cambiato, in meglio, il mio modo di lavorare.

In ogni caso, l’essere approdato al digitale dopo aver imparato a scattare con i rullini mi ha dato un punto di vista in un certo senso privilegiato per apprezzare le differenze fra i due sistemi. Non mi riferisco alle differenze palesi, ma ad aspetti più sottili di cui parlerò in questo articolo.

Con le digitali è più facile scattare ma più difficile imparare a fotografare

Le macchine fotografiche digitali hanno un vantaggio pratico enorme: mostrano subito il risultato e forniscono strumenti (come l’istogramma) per verificare l’immagine appena catturata. Poter verificare subito lo scatto effettuato costituì, soprattutto per i professionisti, una novità impressionante e fu in generale un aspetto apprezzato da tutti coloro che rimanevano delusi quando scoprivano che uno scatto in pellicola era venuto male solo al momento della stampa dei negativi.

Da un punto di vista pratico il miglioramento è indiscutibile, ma allo stesso tempo raggiungere più facilmente i risultati non incoraggia a capire come tali risultati sono stati ottenuti. Imparare come si fotografa significa anche capire come si è ottenuta una foto e magari in che modo replicarla in condizioni di luce differenti. Fotografare in pellicola obbligava a conoscere regole fondamentali come il triangolo dell’esposizione e come un esposimetro valuta la scena, perché senza tali nozioni non era possibile prevedere il risultato dello scatto.

Anche per chi fotografa in digitale è importante comprendere i meccanismi che stanno dietro a ogni scatto, ragionando sul risultato che si vuole ottenere e non fermandosi a quello proposto dalla fotocamera.

La quantità di fotografie aumenta, ma cosa succede alla qualità?

L’altra grande novità delle fotocamere digitali è stata eliminare il limite del numero di scatti. Rispetto alle 24 o 36 pose di un rullino, le schede di memoria permettono di immagazzinare un numero di scatti molto maggiore, nonché di cancellare quelli che non ci interessano. Chi ha iniziato a scattare con le fotocamere dotate di sensore non si sarà mai posto, giustamente, questo problema: ma sapere di avere un numero limitato di scatti e che ogni fotogramma aveva un costo di acquisto, sviluppo e stampa rendeva molto più riflessivi.

Eccoci arrivati al punto: volevo parlare proprio di riflessività. Con il digitale tutti tendiamo a scattare di più perché, apparentemente, scattare non costa nulla.

Lasciando da parte l’aspetto economico, mi torna in mente quello che mi disse un fotografo che teneva uno dei corsi che frequentavo: scattare con una macchina di grande formato, a lastra singola, non reflex, obbligava a ponderare bene ogni scatto. Posizionare il pesante cavalletto, focheggiare sul vetro di messa a fuoco guardando un’immagine rovesciata (non capovolta dal sistema reflex), misurare l’esposizione… non era immediato. E tali aspetti imponevano una maggiore riflessione su ciò che volevamo catturare e una maggiore cura nell’inquadrare, anche a causa della ridotta velocità di lavoro ridotta imposta dal mezzo. Rispetto a un banco ottico, scattare con una piccolo formato 35 mm a pellicola era certamente più semplice e veloce.

Vetro di messa a fuoco di una fotocamera non reflex di grande formato - foto di Eusebius (Guillaume Piolle)
Vetro di messa a fuoco di una fotocamera non reflex di grande formato – foto di Eusebius (Guillaume Piolle)

Con le nuove digitali il tempo che passa fra l’idea di scattare una foto e lo scatto vero e proprio è spesso ancora minore. Questo secondo me è il secondo grande difetto della fotografa digitale: si scatta molto di più ma in generale si presta meno attenzione ai singoli scatti.

Prima di scrivere ogni articolo mi chiedo sempre se le riflessioni che sto proponendo siano banali o se possano essere di qualche utilità. In questo caso l’articolo nasce proprio da numerose domande che mi sono state poste negli anni e da osservazioni raccolte in ambito accademico, quando stavo scrivendo una tesi sulla Fotografia come pratica sociale.

(le immagini utilizzate provengono da https://unsplash.com/ , fatta eccezione per quelle con indicazione differente).