Ho iniziato a scattare in pellicola. Adoro le fotocamere a pellicola, in particolare quelle degli anni Settanta dotate di un’elettronica minimale, appena sufficiente a far funzionare l’esposimetro e lo scatto a priorità di diaframmi. Erano corpi macchina robusti, metallici, con ghiere dedicate per impostare rapidamente gli unici valori realmente necessari per lo scatto: tempi e diaframmi (la sensibilità era fissata dalla pellicola). Non ho più ritrovato quel feeling con nessuna macchina moderna, né con le più recenti analogiche né con le digitali.

Quando la fotografia è diventata la mia professione, le fotocamere a pellicola non facevano più al caso mio: i vantaggi delle digitali in ambito produttivo sono innegabili, non tornerei alla pellicola per lavorare, fatta eccezione per progetti particolari.

Decisioni personali a parte, la storia ci insegna che mode e tendenze sono fenomeni ciclici: il rinnovato interesse per i procedimenti analogici non ha lasciato indifferenti i produttori di fotocamere digitali e sono nate così la Leica M10-D e la Fuji X-Pro3.

Leica e Fuji producono due fotocamere digitali “senza” display

La Leica M10-D fa una scelta radicale: elimina del tutto il display posteriore puntando sulla filosofia less is more; la Fuji X-Pro3 invece lo “nasconde”, lasciando visibile solo un piccolo LCD che mostra il “talloncino” digitale della “pellicola caricata”. Questo talloncino è senza dubbio familiare a chi fotografava in pellicola: molte fotocamere analogiche, infatti, avevano sul dorso l’inserto per alloggiare il ritaglio della scatola del rullino come promemoria della pellicola in uso.

Leica M10-D, dorso
Leica M10-D, dorso

Questo “talloncino” digitale in bella mostra mi fa pensare che mentre Leica ha eliminato il display per una scelta – in un certo senso – concettuale, Fuji lo ha fatto per ragioni più commerciali. Non che ci sia nulla di male, Fuji tra l’altro è il produttore che ha fatto un lavoro molto raffinato con la simulazione in camera delle pellicole storiche, è normale che cerchi di sfruttare al massimo questa peculiarità.

Fujifilm X-Pro3, dorso
Fujifilm X-Pro3, dorso

Quello che però mi lascia un po’ perplesso è che l’eliminazione del display (e l’eventuale esclusione del mirino elettronico) annulla molti vantaggi garantiti dal digitale, primo fra tutti la possibilità di leggere l’istogramma. Togliere o coprire il display può avere senso nello scoraggiare l’abitudine di controllare continuamente lo schermo posteriore dopo ogni scatto: se si stanno fotografando scene in cui si svolge un’azione rischiamo di perdere momenti importanti. Lo strillo sul sito Fuji è: “Scatta senza nessuna distrazione”. Però, per evitare di perdere la concentrazione è sufficiente non guardare continuamente lo schermo dopo ogni scatto oppure disattivarlo, non c’era bisogno di eliminarlo o coprirlo. Anche perché chi non può farne a meno non comprerà queste fotocamere.

Per Leica, considerando la sua filosofia e il tipo di pubblico a cui si rivolge, questa scelta non è poi così singolare, anche se poi permette di collegare lo smartphone via Wi-Fi e utilizzare l’app per sopperire al display mancante e per modificare i settaggi non raggiungibili direttamente dai comandi sul corpo macchina.

La scelta di Fuji è meno credibile: le macchine che produce hanno un piacevole design rétro e la qualità d’immagine è ottima: c’era proprio bisogno di questa trovata aggiuntiva?

Ci manca ciò che abbiamo perso, forse…

Con l’avvento delle fotocamere digitali, abbiamo perso il piacere romantico dell’attesa, la suspense che separa il momento dello scatto da quello dello sviluppo. La Leica M10-D e la Fuji X-Pro3 promettono di restituircelo e lo fanno in modo controllato, “sicuro”: con il display ribaltabile o con lo smartphone è comunque possibile controllare subito il risultato e se il brivido dell’incertezza diventa insopportabile possiamo dare una sbirciatina.

Insomma, se la M10-D può essere considerata uno dei tanti modelli “speciali” che in casa Leica sono sempre esistiti, la scelta di Fuji, a mio parere, non ha lo stesso appeal. E lo dico anche con un certo dispiacere: nel senso che ammiro le fotocamere Fuji per la loro estetica, per il sistema delle ghiere con accesso diretto ai comandi, per la qualità generale e questa scelta piuttosto che andare nella direzione del less is more mi sembra andare in quella del less is less

Non mi sono interessato alle statistiche di vendita, di sicuro la X-Pro3 ha fatto parlare molto di sé anche per il display coperto, quindi può darsi che a livello di marketing (e magari anche di gradimento generale) la scelta sia stata vincente, cosa che le auguro.