Anche in ambito fotografico l’uso di termini come intelligenza artificiale e machine learning è diventato comune.

Le applicazioni che sfruttano questi algoritmi permettono di utilizzare uno smartphone per scattare in luce scarsa con una pulizia d’immagine impressionante o di impiegare programmi di elaborazione fotografica per sostituire un cielo con un clic o modificare l’espressione di un volto con altrettanta facilità.

La tecnologia ha fatto progressi enormi in questo ambito e sta continuando a farne.

Mesi fa provai Luminar, il primo programma a implementare una funzionalità davvero semplice ed efficace per sostituire i cieli: nel mio test notai che non era però in grado di riconoscere le porzioni di cielo riflesse e quindi di intervenire anche su tali aree. Bene, un aggiornamento recente ha risolto questa incongruenza.

Nuova interfaccia Neural Filters di Photoshop
Nuova interfaccia Neural Filters di Photoshop (photo credit Alexandru Zdrobău | unsplash.com)

Tante e diverse problematiche etiche

La fotografia digitale ha portato con sé il pesante fardello della postproduzione: è necessario fare postproduzione? È giusto? E se sì, fino a che punto? E in quali generi?

Nessuna di queste domande trova una risposta semplice né tantomeno assoluta e le funzionalità sempre più “estreme” di molti software di postproduzione hanno gettato benzina sul fuoco delle diatribe.

Se i regolamenti dei primi concorsi fotografici provarono, inutilmente, a stabilire dei criteri che fossero universali… quanta ingenuità… dopo anni dalla “rivoluzione” digitale molte discussioni sono rimaste sempre sullo stesso livello. Mi capita ancora di leggere commenti in cui si accusa chi fa postproduzione di “barare” o in cui solo chi scatta in jpeg diretto viene ritenuto “vero”. Ok, sono posizioni di cui si può discutere, a patto di farlo con un minimo di apertura: il problema è che quando si cerca di difendere la propria posizione a testa bassa si perde di vista ciò che è veramente importante.

Nuova funzionalità sostituzione cielo - Adobe Photoshop (originale)
Nuova funzionalità sostituzione cielo – Adobe Photoshop (originale) (photo credit Rodion Kutsaev | unsplash.com)
Nuova funzionalità sostituzione cielo - Adobe Photoshop
Nuova funzionalità sostituzione cielo – Adobe Photoshop (photo credit Rodion Kutsaev | unsplash.com)

Sostituire un cielo in maniera abbastanza credibile e con estrema facilità non riguarda solo la questione dell’autenticità della foto da un punto di vista estetico, ma anche il fatto che si sta producendo un falso. Da un punto di vista estetico certe manovre possono essere considerate creative, ma un falso in ambiti informativi e comunicativi ha un peso ben maggiore, che trascende la “bidimensionalità” dello scatto.

Nella maggior parte dei casi, sostituire un cielo avrà più che altro un impatto visivo, ma manipolare l’espressione di un volto o la direzione di uno sguardo (!) è tutta un’altra storia.

Una foto può essere manipolata, nel suo significato, con una “semplice” didascalia, ma arrivare a manipolare l’immagine stessa con la facilità di scriverle un commento accanto ha una portata molto maggiore.

Neural Filters Adobe Photoshop -Ritratto: felicità (originale)
Neural Filters Adobe Photoshop – Ritratto: filtro “felicità” (originale) (photo credit Alexandru Zdrobău | unsplash.com)
Neural Filters Adobe Photoshop -Ritratto: felicità
Neural Filters Adobe Photoshop – Ritratto: filtro “felicità” (photo credit Alexandru Zdrobău | unsplash.com)

Trovare la propria voce

Per concludere queste riflessioni con una nota più leggera vorrei rassicurare tutti coloro che guardando alcuni profili Instagram si demoralizzano nel vedere immagini d’impatto, frutto spesso di pesanti composing fotografici o di automazioni software.

Le immagini prodotte da un software automatico possono stupire nell’immediato, ma alla lunga vengono a noia, diventano monotone. È ben più importante imparare a fotografare e trovare un proprio stile che replicare, con automatismi, i trend del momento.

Per questo motivo trovo un po’ sterili alcune discussioni che si limitano a etichettare come bari coloro che applicano un certo tipo di postproduzione. Inoltre, nel momento in cui la fotografia è espressione artistica e creativa, e nel momento in cui non si tratta di ambito documentaristico, che diritto c’è nel dire ad altri come si devono esprimere e cosa è giusto e cosa no?

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