Non importa quanto siate bravi a scattare fotografie, né quanto sia costosa la vostra attrezzatura: una dimenticanza banale può mandare in fumo una sessione fotografica.

Non voglio scatenare allarmismi, ma capita di commettere errori e per ridurre i rischi al minimo il modo migliore è essere preparati.

Negli anni mi è capitato pochissime volte di arrivare sul luogo delle riprese e accorgermi di aver dimenticato qualcosa di fondamentale, ma quelle poche volte mi sono servite da lezione…

Schede di memoria

Ho dimenticato una sola volta le schede di memoria e mi ricordo perfettamente quando accadde perché l’errore mi costò una giornata di lavoro.

Avevo terminato una sessione fotografica e dopo poche ore sarei dovuto partire per un altro servizio che mi avrebbe impegnato per i giorni successivi. Mentre preparavo il bagaglio inserii la scheda di memoria con gli scatti appena realizzati nel lettore del computer per scaricare i file sull’hard disk e per farne un backup su un disco esterno. Poi caricai l’attrezzatura in macchina e mi misi in marcia. La mattina seguente mi aspettava una ripresa all’alba per documentare come le prime luci del sole illuminavano un antico monumento e, per non rischiare di fare tardi, decisi di raggiungere la location la sera prima.

La mattina arrivai sul posto in anticipo, con tutto il tempo per scegliere il punto di ripresa e posizionare il cavalletto. Provai una prima esposizione ma… la macchina non scattò. Guardai il monitor posteriore per capirne il motivo e lessi “NO CARD”. La mia mente tornò al pomeriggio precedente e mi si materializzò davanti l’immagine della scheda di memoria inserita nel lettore del computer e anche quella della custodia con le altre schede appoggiata sulla scrivania.

La mattinata di riprese era saltata.

A quel punto però bisognava correre ai ripari: le mie schede di memoria erano a duecento chilometri di distanza, mi trovavo in una zona rurale dell’entroterra maremmano e il centro urbano più vicino dove potevo sperare di trovare delle memory card si trovava a sessanta chilometri: aspettare oltre non avrebbe accorciato le distanze.

La ricerca non fu facile ma riuscii a trovare delle schede di rimpiazzo. La mattina seguente il meteo non rese possibile le riprese, ma avevo anche altre situazioni da documentare e recuperai quello scatto il giorno successivo.

Ci sono tre passaggi del racconto che voglio sottolineare.

Il primo è la perdita di tempo e denaro dovuta alla mancata giornata di riprese, agli spostamenti e all’acquisto delle schede. La sessione di scatto per fortuna richiedeva solamente la mia presenza, quindi non feci perdere tempo ad altri, ma poteva trattarsi di una situazione che coinvolgeva più persone e che magari non poteva essere ripetuta nei giorni seguenti.

Il secondo è che non sempre è facile o pratico reperire ciò che abbiamo dimenticato. Se avessi dimenticato la piastra di sgancio rapido della testa del cavalletto sarebbe stato peggio!

Il terzo è che comunque le schede di memoria che riuscii a trovare non erano proprio il massimo: si trattava di modelli vecchi e dalla capienza ridotta: ne dovetti comprare più d’una e non ebbi modo di riutilizzarle in futuro. Le schede utilizzate dalla mia fotocamera non erano così comuni ma nemmeno troppo particolari, figuriamoci altrimenti quanto sarebbe stato difficile reperirle.

Custodia per schede di memoria di formati differenti
Custodia rigida per schede di memoria di formati differenti

Buone pratiche per gestire le schede di memoria

Quando preparate le schede di memoria per una sessione fotografica:

  • formattatele all’interno della fotocamera (solo dopo avere controllato che non contengano file di cui non avete ancora fatto una copia). Formattate in anticipo tutte le schede che pensate di utilizzare.
  • Se utilizzate più schede valutate l’acquisto di una custodia: l’investimento è minimo. La sagomatura interna delle custodie varia in base alla tipologia di scheda. Se non volete comprare due custodie, una per le schede vuote e una per quelle piene, trovate un modo che per voi sia efficace per distinguere a colpo d’occhio le schede già usate da quelle ancora vuote.
  • Dopo la sessione di ripresa scaricate le schede su due hard disk: una delle due copie lasciatela da parte, è il vostro backup di sicurezza. Per trasferire i file, usate il comando copia e non taglia/incolla come qualcuno mi ha detto essere solito fare (!). Infine, prima di formattare nuovamente le schede, verificate che la copia sia andata a buon fine.
Custodia per schede di memoria e batterie
Custodia rigida per schede di memoria e batterie

Batterie

Se avete più di una batteria, in fase di preparazione vanno considerati anche i tempi di carica: quanti caricabatterie avete? Potete caricare anche una batteria all’interno della fotocamera?

Per la Olympus Micro4/3 avevo quattro batterie, la ricarica non poteva essere effettuata internamente alla fotocamera e i tempi di carica erano davvero lunghi. Accorgersi la sera prima di una sessione di scatto di avere più batterie scariche voleva dire svegliarsi la notte, staccare la batteria carica e inserirne un’altra da caricare. 

Custodia per batterie
Custodia per batterie

Vi suggerisco di verificare la carica delle batterie inserendole nella fotocamera e provandole. Ve lo consiglio per due motivi: il primo perché la memoria può ingannare, magari siamo sicuri di aver già effettuato la carica e invece ci sbagliamo.  Per esempio, io ripongo le batterie cariche dentro una bustina prima di inserirle nella custodia delle batterie, mentre quelle scariche le inserisco senza alcun involucro. Quando sono preso dal lavoro mi è capitato però di inserire anche le batterie scariche nella bustina prima di riporle e lo faccio anche se magari sto lavorando in un luogo con molta polvere. Se passano alcuni giorni prima che abbia nuovamente bisogno di quelle batterie, nel momento in cui le vedrò tutte imbustate magari penserò (sbagliando!) che sono tutte cariche… Controllate, controllate sempre!

Il secondo perché le batterie nel tempo si usurano e in questo modo potete verificare che la carica iniziale non sia scesa. Questa prova non garantisce che una batteria, non più in perfette condizioni, non si scaricherà velocemente una volta in uso, ma almeno verificherete se era carica in partenza.  

Power Bank

Non ci sono solo le batterie della fotocamera

Tutta la nostra strumentazione ha bisogno di alimentazione: fotocamere, flash, stabilizzatori elettronici, tablet, telefoni, microfoni, registratori audio… insomma la verifica non deve limitarsi all’alimentazione dei soli corpi macchina. L’attrezzatura che può essere alimentata con batterie facilmente reperibili, come le stilo, vi lascia qualche margine di errore, sempre a patto di trovare un rivenditore nelle vicinanze, ma già una batteria da 9V per un microfono è meno facile da trovare, figuriamoci batterie più particolari.

L’evoluzione tecnologica ha preso una direzione positiva, sempre più dispositivi possono essere ricaricati e anche alimentati via USB, il che vuol dire che con un power bank si possono risolvere molte situazioni.

Cavi

I cavi si possono rovinare senza che ce ne accorgiamo: portare qualche cavo di scorta non aumenta molto gli ingombri ma può salvarvi la giornata.

Treppiedi

Ho sempre usato cavalletti di buona qualità, ho fotografato dentro ruscelli, nella neve, nel fango e mai ho avuto problemi che mi impedissero di portare a termine il lavoro.

Alcuni mesi fa, durante un tranquillissimo servizio di fotografia di prodotto presso un’azienda, la filettatura della vite che blocca la colonna centrale si rovinò impedendomi non solo di utilizzare la colonna ma compromettendo completamente la stabilità della testa e quindi della fotocamera. Il cavalletto era di fatto inutilizzabile.

Mancava poco per finire il servizio, ma non avevo ancora fatto tutti gli scatti… A togliermi da una situazione di imbarazzo fu uno dei dipendenti dell’azienda che aveva in auto un vecchio cavalletto, sufficiente per sostenere stabilmente la fotocamera e l’obiettivo.

Ho raccontato anche questo aneddoto perché, per quanto si possa essere previdenti, le situazioni inaspettate si possono presentare sempre: l’esperienza aiuta, per lo meno a prevedere situazioni particolari, ma ciò che fa la differenza è essere metodici nella preparazione.

Piastra di sgancio rapido

Rimanendo in tema di treppiedi, poco fa ho fatto cenno alle piastre di sgancio rapido della testa. Visto che è un altro accessorio molto facile da dimenticare, se ne avete una in più lasciatela sempre nella borsa o nello zaino.

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Conclusioni

La fase di preparazione è il primo passo per la riuscita di una buona sessione fotografica.

Potete stilare una checklist dell’attrezzatura da preparare, magari in formato elettronico da tenere salvata sul cloud o sul cellulare così da poterla aggiornare ogni volta che vi rendete conto che qualcosa manca nell’elenco.

Simulare nella propria mente la sessione di scatto è altrettanto utile per ripercorrere ciò che dovrete fare e quale attrezzatura vi servirà.

Ma soprattutto, mai e poi mare fidarsi della memoria o dare per scontato qualche controllo. Verificare se le batterie sono cariche richiede pochissimo tempo, perché non farlo?

Lo stesso discorso vale per le schede di memoria: formattatele tutte in anticipo, mentre state fotografando avrete sicuramente meno tempo.  

A seconda del genere e delle condizioni in cui vi troverete, la lista può variare sensibilmente, potreste avere liste differenti a seconda delle situazioni.

Sessione in interni o all’aperto?

Previsioni meteo: può piovere? Servono delle coperture? Si prevede sole a picco? Servono diffusori e riflettenti?

Vi spostate in macchina? Un secondo cavalletto non pesa tanto una volta messo nel bagaliaio.

Stativi? Diffusori per gli speedlight? Trigger? C’è tutto?

Panni e liquidi di pulizia per le lenti e soffietto per la polvere li avete presi?

Varie ed eventuali: elastici, nastro adesivo, bustine di plastica…

Insomma, credo di aver insistito abbastanza sull’importanza di essere preparati. 😉