La diffrazione è un fenomeno ottico: a mano che i suoi effetti aumentano la qualità, in termini di nitidezza, delle foto che scattiamo diminuisce.

Da cosa dipende la diffrazione? 

Dalla chiusura del diaframma (il foro attraverso cui passa la luce che raggiunge il sensore della fotocamera) e dalla dimensione dei singoli pixel. Attenzione, non dal numero dei pixel ma dalla loro dimensione, quindi dalla loro quantità ma in rapporto alla grandezza del sensore su cui sono distribuiti.

Diffrazione: se ne parla troppo poco

Quando ho iniziato a fotografare non ero a conoscenza del fenomeno della diffrazione e in nessuno dei corsi che avevo frequentato ne avevo sentito parlare.

Perché non menzionare questo fenomeno di fondamentale importanza? Non è necessario affrontare la spiegazione fisica, basta trattare i risvolti pratici ed è ciò che intendo fare in questo articolo.

Come dicevo, quando ho iniziato a fotografare non ero a conoscenza di questo fenomeno: ho cominciato a capirne gli effetti sperimentandoli sul campo, benché al tempo non conoscessi il suo nome.

Il genere che praticavo principalmente quando mi sono avvicinato alla fotografia era il paesaggio e siccome nella maggior parte dei casi è un genere in cui si cerca la massima profondità di campo chiudevo spesso il diaframma al massimo.

Il fatto che i tempi di scatto diventassero lunghi non era un problema visto che scattavo sempre su cavalletto e non di rado, senza pensarci troppo, chiudevo a f/16 o f/22 senza chiedermi se fosse davvero necessario. Presi coscienza della mia “leggerezza” quando iniziai a notare che i dettagli degli scatti a f/22 erano per lo più indistinguibili… perduti.

Diffrazione e chiusura del diaframma

La diffrazione non è un fenomeno che manifesta i suoi effetti di punto in bianco, lo fa in modo graduale. Questo significa che abbiamo un intervallo di diaframmi in cui la diffrazione è sì presente ma non è un problema: i suoi effetti diventano però sempre più evidenti a mano a mano che il diaframma viene chiuso.

Quali diaframmi sono da preferire?

Come accennavo all’inizio, la diffrazione è legata dalla densità del sensore, quindi al rapporto fra le sue dimensioni e i pixel che ospita.

Di seguito riporto alcuni dei valori che mettono in relazione le principali dimensioni dei sensori, il numero dei pixel e il diaframma dopo il quale gli effetti della diffrazione diventano più evidenti.

Sensore MICRO4/3

  • da 16 mpx: f/9 ca.
  • da 20 mpx: f/8 ca.

Sensore APS-C

  • da 24-26 mpx: f/9 ca.

Sensore FULL FRAME

  • da 12 mpx: f/19 ca.
  • da 24 mpx: f/14 ca.
  • da 30 mpx: f/12 ca.
  • da 42 mpx: f/10 ca.
  • da 60 mpx: f/8 ca.

Ricordo nuovamente che la diffrazione non è un fenomeno che si manifesta di punto in bianco ma aumenta in modo graduale quindi fate le vostre prove con le fotocamere e gli obiettivi che possedete e verificate, soprattutto in prossimità dei valori indicati, quali sono le differenze e fin dove i risultati rimangono accettabili.

Panasonic Lumix g9 - Leica 15 mm - f/16
Immagine scattata con una Panasonic Lumix G9 (micro4/3) con sensore da 20 megapixel e obiettivo Leica 15 mm f/1.7. I dati di scatto di questa foto sono f/8, 1/15 s, 100 iso.
Immagine con esposizione (pressoché) equivalente alla precedente ma scattata a f/16, 1/3 s, 100 ISO
Ritaglio al 100% @f/8
Ritaglio al 100% dell’immagine scattata a f/8 (si apprezza chiaramente il dettaglio della roccia).
Ritaglio al 100% @f/8
Ritaglio al 100% della variante a f/16. La perdita di dettaglio dovuta alla diffrazione è evidente

Conclusioni

In fotografia l’esposizione è fondamentale ma la scelta di tempi, diaframmi e sensibilità ISO non deve essere casuale: due esposizioni equivalenti possono essere entrambe corrette in termini di resa del soggetto, ma aprire o chiudere il diaframma così come variare i tempi hanno significati diversi.

In particolare, per quanto riguarda il diaframma la sua scelta è sì legata alla profondità di campo, ma non bisogna chiuderlo troppo solo essere più tranquilli di avere tutto a fuoco. Semmai meglio fare due scatti, il secondo con un diaframma più chiuso, giusto per sicurezza, in modo da avere poi la possibilità di decidere in fase di revisione quale scatto utilizzare.

In chiusura di questo articolo ne segnalo un altro sull’iperfocale: al suo interno trovate anche un video di Enzo che affronta l’argomento.