Ai tempi delle prime fotocamere digitali un conoscente mi chiese come mai le foto delle vacanze scattate con la reflex Canon 350D avevano quasi tutte il cielo bianco.

Gamma dinamica, esposizione e istogramma

Quando osserviamo una scena vediamo che la luminosità varia da un minimo (aree più scure) a un massimo (aree più chiare): la gamma dinamica indica l’ampiezza della variazione fra i valori estremi delle zone più scure e di quelle più chiare che un supporto sensibile (sensore) è in grado di registrare.

Il nostro sistema di visione è capace di leggere un intervallo di valori più ampio rispetto a quanto possono fare i sensori delle fotocamere digitali e questo è il motivo per cui una fotografia può presentare ombre “chiuse” o luci “bruciate” (cioè senza dettaglio), anche se ai nostri occhi la realtà appare differente.

Quando ci troviamo di fronte a scene problematiche, in cui la variazione fra zone scure e chiare è eccessiva per essere registrata, dobbiamo scegliere se mantenere la leggibilità dei dettagli (e della corretta rappresentazione del colore) nelle aree più luminose o in quelle più scure. Quando si parla di esporre per le ombre o per le luci si intende proprio questo.

cieli bianchi esposizione luci ombre
Lo scatto a sinistra cerca di preservare il dettaglio nelle alte luci, quello a destra nelle zone più scure. Questi due scatti fanno parte di una serie di immagini identiche ma con esposizione differente da unire in postproduzione per ottenere un’immagine unica leggibile in tutte le sue parti.

Se la fotocamera è impostata in modalità automatica o semi-automatica, è l’elettronica a decidere come interpretare la lettura esposimetrica e quali valori privilegiare. Se invece stiamo fotografando in manuale questa scelta spetta a noi. Per impostare la corretta esposizione possiamo aiutarci con l’istogramma: funzione utilissima per valutare come la scena verrà registrata dalla fotocamera. Enzo Alessandra ne parla ampiamente nel video seguente.

VIDEO: Come leggere l'ISTOGRAMMA
VIDEO: Come leggere l’ISTOGRAMMA

Cieli bianchi: come evitarli

Vediamo tre possibili soluzioni per ovviare ai cieli bianchi: le prime due sono più pratiche e adatte anche alluso turistico e vacanziero. La terza invece è per scatti non occasionali.

1. Sottoesposizione

Quando si scatta in digitale bisogna prestare particolare attenzione a non bruciare le alte luci. Anche quando si usa la tecnica di esposizione nota come ETTR (Expose To The Right, esporre a destra) bisogna stare sempre attenti a non andare troppo a destra.

Il primo metodo consiste quindi nel sottoesporre l’immagine, per poi recuperare i dettagli nelle zone d’ombra in postproduzione.

A sinistra: scatto (in RAW) sottoesposto; a destra: leggero recupero nelle zone scure. Sarebbe stato possibile spingersi oltre ma un eccessivo recupero renderebbe l’immagine innaturale.

Problemi legati alla sottoesposizione

La sottoesposizione ci può aiutare a salvare il cielo ma genera un problema collaterale: la comparsa di rumore digitale quando andiamo a recuperare dettagli nelle ombre. La quantità di rumore dipende da quanto dobbiamo sottoesporre per “salvare” il cielo, dai valori ISO impostati e dal tipo di sensore.

2. HDR (High Dynamic Range)

La seconda tecnica è quella di realizzare più scatti con differenti esposizioni da unire poi in postproduzione (o direttamente all’interno della fotocamera) in modo da ottenere uno scatto unico con gamma dinamica estesa (HDR, High Dynamic Range). 

unione-scatti-con-esposizioni-differenti
Questa immagine è stata realizzata unendo due scatti in RAW con esposizione differente in modo da mantenere leggibile la lavorazione della roccia in fondo alla “gola” ed evitare di “bruciare” il cielo.

In pratica si vanno a scattare più fotogrammi identici (3 o 5) con esposizioni differenti. Al momento della fusione il software di unione recupera da ogni scatto l’esposizione corretta per un determinato range tonale, così da mostrarci uno scatto leggibile tanto nelle luci quanto nelle ombre. Nei seguenti video potete vedere una dimostrazione pratica.

VIDEO: Bracketing Fotografia
VIDEO: Bracketing Fotografia
VIDEO: HDR con Lightroom
VIDEO: HDR con Lightroom

Problemi legati all’HDR

Questa tecnica offre risultati di gran lunga migliori rispetto alla sottoesposizione ma richiede più tempo in fase di postproduzione e inoltre è necessario che tutti gli scatti siano (praticamente) identici. La cosa migliore sarebbe quindi scattare su cavalletto. Se la scena consente tempi di esposizione veloci è possibile provare a scattare in rapida sequenza in modalità bracketing (variando l’esposizione) anche a mano libera, ma il rischio del mosso c’è sempre quando non si usa il cavalletto.

3. Filtri graduati

La terza tecnica consiste nell’impiegare filtri neutri digradanti (a vite o a lastra).
Sono filtri che vanno a scurire una parta dell’immagine per “diminuire” la luminosità eccessiva, riportandola all’interno del range dinamico riproducibile dalla fotocamera. È necessario l’uso del cavalletto perché il filtro digradante deve essere posizionato in modo abbastanza preciso.

Filtri neutri digradanti a lastra e a vite
Filtri neutri digradanti a lastra e a vite (fonte: https://www.bhphotovideo.com/)

Problemi legati all’uso dei filtri graduati

I filtri, a vite o a lastra che siano, presentano una sfumatura con una forma rigida e definita: se mi trovo di fronte a un cielo luminoso ma con elementi (montagne, colline o altro) che si trovano in parte nell’area interessata dal filtro e in parte in quella non filtrata, avrò su questi soggetti un’esposizione non uniforme.

Scuola di Fotografia Online

Gli argomenti trattati brevemente nell’articolo (gestione dell’esposizione, postproduzione, fusione HDR…) possono essere approfonditi all’interno della Scuola di Fotografia Online: un percorso completo dedicato sia al fotoamatore sia al principiante. In questo periodo è possibile accedere gratuitamente ad alcuni corsi di Photomastery School.