Nelle fotocamere digitali sono presenti tre regolazioni che possiamo variare in modo indipendente quando la fotocamera è impostata in modalità manuale: l’apertura del diaframma, la velocità di scatto e la sensibilità ISO. Ho specificato nelle fotocamere digitali perché con la pellicola la sensibilità ISO rimaneva la stessa per tutta la durata di un rullino.

Il triangolo dell’esposizione

Possiamo pensare queste tre regolazioni come i vertici di un triangolo, il triangolo dell’esposizione, chiamato così perché è attraverso questi tre valori che si regola l’esposizione di una fotografia.

Corso base di fotografia | Trovare la Corretta Esposizione

Sebbene diaframma, tempo di scatto e sensibilità possano assumere valori indipendenti tra loro, nel momento in cui vogliamo definire o correggere un’esposizione, oppure realizzarne una equivalente, dobbiamo conoscere quali relazioni intercorrono tra questi tre fattori.

La tecnica dello scatto fotografico si basa sulla gestione dell’esposizione quindi dobbiamo avere ben chiaro questo concetto.

Triangolo dell'esposizione
Triangolo dell’esposizione

Analizzeremo i fattori che costituiscono i vertici del triangolo dell’esposizione, vedremo cosa comporta la loro variazione e quali relazioni li legano; parleremo dell’esposizione equivalente e di come l’equivalenza tonale non produca foto identiche sotto ogni aspetto.  

Diaframma

Il diaframma è un meccanismo normalmente posto all’interno dell’obiettivo che permette di regolare la quantità di luce che raggiunge il sensore. In alcuni obiettivi il diaframma viene impostato tramite una ghiera posta sul barilotto della lente, in altri la regolazione avviene direttamente attraverso i comandi del corpo macchina. Ci sono poi obiettivi che permettono entrambe le regolazioni.

Diaframma (credit: valerioerrani, pixabay.com)
Diaframma (credit: valerioerrani, pixabay.com)

Nell’articolo sugli obiettivi fotografici e in quello sugli zoom abbiamo visto che ogni obiettivo è caratterizzato dalla lunghezza focale e dalla massima apertura del diaframma. Partendo dal valore di massima apertura, il diaframma può essere chiuso fino a un valore mimino, che può variare da obiettivo a obiettivo. Il valore di apertura è indicato con f-stop (f) e il valore minimo che possono raggiungere le ottiche per le fotocamere 35 mm è solitamente di f/22 (qualcuna si ferma a f/16, poche arrivano a f/32).

Ghiera dei diaframmi (credit: Markus Spiske, unsplash.com)
Ghiera dei diaframmi (credit: Markus Spiske, unsplash.com)

La scala dei diaframmi riporta valori apparentemente controintuitivi perché a mano a mano che il valore del diaframma cresce la sua apertura e la luce che vi passa attraverso diminuiscono: a f/4 corrisponde un’apertura maggiore rispetto a f/11.

Apertura diaframmi
Apertura diaframmi

Quali valori possono assumere i diaframmi

Senza scendere in formule matematiche diciamo che la scala riportata sulla maggior parte delle vecchie ottiche procede per variazioni di stop interi:

11,422,845,6811162232

Alcune ottiche, già nel passato, riportavano variazioni intermedie (mezzi stop) e da quando i diaframmi vengono controllati elettronicamente tramite il corpo macchina possiamo impostare variazioni anche più fini (terzi di stop).

 Scala dei diaframmi in mezzi stop:

1 – 1,2 – 1,4 – 1,7 – 2 –2,4 – 2,8 – 3,3 – 4 – 4,8 – 5,6 – 6,7 – 8 – 9,5 – 11 – 13 – 16 – 19 – 22 – 27 – 32

Scala dei diaframmi in terzi di stop:

1 – 1,1 – 1,3 – 1,4 – 1,6 – 1,8 – 2 –2,2 – 2,5 – 2,8 – 3,2 – 3,5 – 4 – 4,5 – 5 – 5,6 – 6,3 – 7,1 – 8 – 9 – 10 – 11 – 13 – 14 – 16 – 18 – 20 – 22 – 25 – 29 – 32

Cosa implica nella pratica utilizzare un diaframma più aperto o uno più chiuso

Da un punto di vista dell’esposizione più è aperto il diaframma, maggiore è la quantità di luce che raggiunge il sensore (se il tempo di scatto e la sensibilità ISO rimangono invariati).

Da un punto di vista comunicativo, diaframmi più aperti contribuiscono a produrre una profondità di campo nitido minore e vengono usati per isolare un soggetto all’interno del fotogramma. Per esempio, per un ritratto classico in studio si tenderà a usare un diaframma aperto, per un paesaggio (dove vogliamo una grande estensione della profondità di campo) si sceglierà un diaframma chiuso.

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Quindi, la variazione dei valori di questi tre fattori non comporta solamente effetti sull’esposizione ma anche sul linguaggio, su ciò che vogliamo comunicare e come decidiamo di farlo. Per questo motivo, le scelte che operiamo non devono essere viste solamente come scelte pratiche per ottenere una “corretta” esposizione, ma devono essere ragionate e consapevoli anche da un punto di vista comunicativo. Più avanti nell’articolo riprenderemo il concetto parlando di esposizioni equivalenti.

Tempo di scatto

Il tempo di scatto determina la durata dell’esposizione ovvero l’intervallo durante il quale il sensore viene esposto alla luce.

I tempi di scatto più utilizzati sono espressi in frazioni di secondo (1/125 s – 1/250 s…), questo perché le lunghe esposizioni della durata di uno o più secondi sono utilizzate solamente in generi particolari come la fotografia notturna o astronomica oppure per scatti creativi. Come abbiamo già visto parlando dei diaframmi, scegliere un tempo di scatto più o meno lungo non è solo una questione di esposizione: se da una parte esposizioni più lunghe fanno sì che più luce raggiunga il sensore, dall’altra possono comportare il rischio di mosso.

Mosso accidentale o ragionato

Uno scatto può risultare mosso in due circostanze, entrambe dovute alla scelta del tempo di scatto. La prima è se il tempo di scatto non è abbastanza rapido affinché una ripresa a mano libera sia sufficientemente ferma (ne ho parlato in questo articolo Perché le FOTO vengono MOSSE e COME EVITARLO), cosa a cui si può ovviare utilizzando un appoggio stabile come un cavalletto; la seconda è se il tempo di scatto non è adeguato a bloccare il movimento del soggetto che stiamo fotografando.

Ci sono poi situazioni in cui il mosso è ricercato a fini creativi (per esempio in un paesaggio con acqua in movimento per ottenere il classico “effetto seta”) oppure per dare l’idea di dinamismo. Nelle altre circostanze il mosso è un errore e quindi va evitato. Ancora una volta, la scelta del tempo adeguato non ha solamente implicazioni pratiche ma anche comunicative.

Diaframma f/22 - Tempo di scatto 1 s - Sensibilità ISO 100
Diaframma f/22 – Tempo di scatto 1 s – Sensibilità ISO 100

Come nel caso dei diaframmi, anche la progressione dei tempi di scatto può essere definita in termini di variazioni di “stop”: aumentare di uno stop l’esposizione significa raddoppiare la durata del tempo di scatto (per esempio passare da 1/250 s a 1/125 s); ridurre di uno stop l’esposizione significa, al contrario, dimezzare la durata del tempo di scatto, ovvero sottoesporre di uno stop.

Sensibilità ISO

La sensibilità ISO regola il modo in cui il sensore reagisce alla luce: più viene alzata, minore sarà la quantità di luce necessaria per catturare un’immagine.

A differenza dei tempi e dei diaframmi, la scelta del valore della sensibilità ISO (in fotografia digitale) non riguarda questioni comunicative, ma esclusivamente pratiche. A mano a mano che alziamo gli ISO il rumore digitale aumenta, peggiorando la qualità dell’immagine, quindi si cerca sempre di privilegiare l’uso di valori ISO bassi.

Diaframma f/11: metà sinstra dell'immagine: 8 s - 100 ISO; metà destra: 1/8 s - 6400 ISO
Diaframma f/11: metà di sinistra: 8 s – 100 ISO; metà di destra: 1/8 s – 6400 ISO

Perché si alzano gli ISO

Aumentare la sensibilità serve a ridurre i tempi di scatto o a utilizzare diaframmi più chiusi senza incorrere nel rischio del mosso.

I valori ISO nativi di un sensore, quelli che garantiscono la migliore qualità d’immagine, si aggirano intorno ai 100 o ai 200 ISO. I valori massimi possono essere molto più alti e in astratto non è possibile indicare quale sia il limite oltre il quale è meglio non spingersi perché la resa varia da sensore a sensore. Diciamo solo che non sono molte le fotocamere che garantiscono una resa accettabile sopra i 6400 ISO.

Anche per descrivere la variazione della sensibilità ISO possiamo ragionare in termini di stop: se prendiamo due valori ISO e uno è il doppio o la metà dell’altro, tra i due valori ci sarà uno stop di differenza. La variazione fra 100 e 200 ISO è di uno stop; fra 100 e 400 invece di due stop (100 – 200 – 400).

Quale relazione lega tempi, diaframmi e sensibilità?

Gestire l’esposizione in manuale vuol dire impostare tempi di scatto, diaframmi e sensibilità ISO senza ricorrere agli automatismi della fotocamera, ma avvalendosi solamente delle indicazioni fornite dall’esposimetro: conoscere quale relazione lega tempi, diaframmi e sensibilità è perciò fondamentale.

Se chiudiamo il diaframma, a parità di tempi di scatto e sensibilità ISO, diminuisce la luce che raggiunge il sensore e quindi diminuisce l’esposizione (l’immagine risulterà più scura); se apro il diaframma accade il contrario (l’immagine apparirà più chiara).

L’esposizione diminuisce anche quando i tempi di scatto diventano più rapidi e aumenta quando invece diventano più lenti.

Aumentare la sensibilità ISO, sempre tenendo bloccati gli altri valori, aumenta a sua volta l’esposizione.

Quindi, se l’esposimetro (o l’istogramma) ci indica una sottoesposizione avremo tre opzioni per correggerla: aprire il diaframma, rallentare i tempi di scatto o alzare la sensibilità ISO. Scegliere se agire su una regolazione piuttosto che su un’altra o anche su più di una regolazione contemporaneamente, dipenderà da che tipo di scatto vogliamo ottenere.

Facciamo un esempio: stiamo fotografando a mano libera in una situazione con poca luce, perciò non vogliamo utilizzare tempi troppo lenti per evitare il rischio di mosso. Allo stesso tempo però vogliamo mantenere nitidi due soggetti che non si trovano sullo stesso piano, quindi non possiamo aprire troppo il diaframma. La soluzione sarà nel trovare il miglior compromesso fra alzare la sensibilità ISO, selezionare un diaframma sufficientemente chiuso e non scendere sotto tempi di scatto di sicurezza. Il tutto ricordando che qualche aggiustamento all’esposizione possiamo farlo in postproduzione, mentre sul mosso possiamo fare poco.

Cosa sono le esposizioni equivalenti

Per ottenere una certa esposizione abbiamo varie possibilità: una foto può essere esposta correttamente anche se utilizziamo differenti combinazioni di tempi, diaframmi e sensibilità.

Fujifilm X-T3: a sinistra la ghiera che regola la sensibilità ISO, a destra quella per gestire (anche) i tempi di scatto
Fujifilm X-T3: a sinistra la ghiera che regola la sensibilità ISO, a destra quella per gestire (anche) i tempi di scatto

Facciamo un esempio: se dopo aver scelto i valori per un’esposizione che riteniamo corretta ci accorgiamo che il diaframma utilizzato è troppo aperto, come facciamo a ottenere un’esposizione equivalente (cioè con la stessa resa tonale) variando il diaframma? È semplice, basta ragionare in stop, compensando la variazione di uno dei valori che compongono il triangolo dell’esposizione con la diminuzione o l’aumento di uno o di entrambi gli altri.

Per esempio: i valori che ho scelto per uno scatto sono f/2,8 – 1/500 s – ISO 100. Se voglio chiudere il diaframma a f/5,6 per aumentare la profondità di campo (PdC) devo calcolare quanti stop separano f/2,8 e f/5,6. Se osserviamo la progressione dei diaframmi riportata all’inizio dell’articolo vediamo che i due valori differiscono per due stop quindi dovrò aumentare di due stop il tempo di scatto portandolo a 1/125 s. Questo perché per compensare i due stop di luce persi nella chiusura del diaframma devo aumentare di due stop i tempi di scatto, allungandoli. Quindi la nuova esposizione, equivalente alla precedente, sarà data da: f/5,6 – 1/125 s – ISO 100.

Diaframma f/2,8 - Tempo 1/250 s - Sensibilità 64 ISO
Diaframma f/2,8 – Tempo 1/250 s – Sensibilità 64 ISO
Diaframma f/11 - Tempo 1/15 s - Sensibilità 64 ISO
Diaframma f/11 – Tempo 1/15 s – Sensibilità 64 ISO

Le due immagini hanno esposizioni equivalenti ottenute con differenti combinazioni di tempi e diaframmi. Sebbene da un punto di vista tonale non presentino praticamente differenze, se guardiamo la prima immagine possiamo vedere come il fogliame e i fusti degli alberi sullo sfondo siano sfocati: questo perché il diaframma utilizzato è molto più aperto (nonostante le dimensioni ridotte dell’immagine si dovrebbe percepire la differenza).

Gli automatismi della fotocamera, in particolare la misurazione esposimetrica, sono di grande aiuto nel velocizzare questi calcoli, ma capire il funzionamento del triangolo dell’esposizione è alla base della tecnica fotografica quindi deve essere chiaro il suo funzionamento se si vuole imparare correttamente a utilizzare la fotocamera.