Cosa si intende per “bella fotografia”?

Ogni volta che sento l’espressione bella fotografia, mi viene in mente un aneddoto raccontato da Gianni Berengo Gardin. Il giovane Berengo Gardin stava guardando alcune foto di Ugo Mulas e a ogni immagine esclamava: “bella, bella, bella…”. A un certo punto Mulas si innervosì e gli disse che se avesse detto ancora una volta che le sue fotografie erano belle lo avrebbe mandato via. Al che Berengo Gardin chiese il perché di tale sfogo. Mulas rispose che per fargli un complimento avrebbe dovuto dire che erano buone fotografie: una bella foto è tecnicamente perfetta ma non comunica nulla, una buona foto è quella che veicola un messaggio.

Anni più tardi, ricordando l’episodio, Berengo Gardin dirà: “Allora ho cercato di fare foto buone, poi per vivere ne ho fatte anche tante belle”.

Gianni Berengo Gardin
Una “bella foto” di © Gianni Berengo Gardin (definita così dall’autore)

Le parole di Mulas fanno riflettere sull’importanza di un certo tipo di fotografia, ma altrettanto significative sono le parole di Berengo Gardin perché mostrano un altro punto di vista su cosa sia il fotografare e il lavorare con la fotografia.

Da anni realizzo scatti per cataloghi e pubblicazioni promozionali e ciò che i clienti chiedono sono scatti belli, o meglio, scatti che funzionino e che siano adatti per mostrare e vendere un prodotto o un servizio. A volte realizzo immagini destinate a diventare complementi d’arredo e, anche in quel caso, la distinzione fra una foto buona e una foto bella perde un po’ di senso: preferisco parlate di foto adatte a un certo contesto. La foto per la sala di un ristorante avrà caratteristiche differenti da quella per un locale dove viene suonata musica Blues.

Non tutte le belle fotografie devono trasmettere necessariamente un messaggio impegnato, tante hanno “solo” un valore estetico e sono stupende da guardare: non per questo sono immagini vuote: veicolano comunque emozioni, smuovono sentimenti.

Hans Strand - River Flow
© Hans Strand – River Flow

Con questo non voglio dire che nella fotografia commerciale e nella fotografia più in generale, il messaggio non sia importante, ma ci sono diverse situazioni in cui le immagini iniziano e finiscono all’interno della loro cornice, vivono e muoiono sulla pagina cartacea o web e il fatto che la loro valenza sia esclusivamente estetica non vuol dire che non siano frutto di una buona (intesa come ragionata) realizzazione. Un’immagine, buona o bella che sia, non può nascere casualmente, ma è necessariamente frutto di valutazioni, riflessioni e scelte.

Riproviamo: cosa intendo con “bella fotografia”

Tutte queste chiacchiere servono per definire cosa è, secondo me, una bella fotografia: è un’immagine interessante e coinvolgente, realizzata in modo intenzionale, che sfrutti elementi e accorgimenti tali da emozionare coloro che la osserveranno. In questa definizione non faccio cenno esplicito alla buona realizzazione tecnica perché, come vedremo di seguito, la conoscenza della tecnica è fondamentale per la “realizzazione intenzionale” di uno scatto.

Quali ingredienti servono per realizzare una bella immagine

Sebbene per coinvolgere un pubblico sia di grande aiuto conoscerne i gusti, esistono dei fattori che vengono apprezzati dalla maggior parte delle persone che condividono una cultura simile.

Questi fattori secondo me si possono dividere in due gruppi: uno che comprende gli aspetti tecnici, l’altro quelli che chiamerei aspetti psicologici o “emotivi”.

ASPETTI TECNICI

Come ho già detto in altri articoli, considero l’attrezzatura secondaria, ritengo che ciò che conta di più in una foto è il contenuto e che si possono scattare buone immagini anche con uno smartphone. Questo però non significa che la tecnica fotografica non sia importante.

Una solida tecnica è fondamentale per poter scattare in modo consapevole e per esprimere la nostra visione. E siccome con gli scatti digitali la postproduzione è per lo più imprescindibile, alla tecnica fotografica aggiungo l’importanza di saper postprodurre.

Esposizione

L’esposizione deve essere “corretta” ovvero in linea con ciò che vogliamo comunicare. Una foto troppo scura (sottoesposta) o una troppo chiara (sovraesposta) difficilmente incontreranno il gusto del pubblico.

Ho trattato il tema dell’esposizione in questo articolo, ho esaminato invece le modalità di esposizione in quest’altro.

Conoscenza della fotocamera e degli obiettivi

Non è importante quanto sia costosa l’attrezzatura, ciò che conta è che siate in grado di padroneggiare al meglio la fotocamera, gli obiettivi e gli accessori in vostro possesso.

Se siete indecisi sulle caratteristiche della prima fotocamera, questo articolo potrebbe esservi d’aiuto. Se invece avete dubbi su come scegliere il primo obiettivo potreste approfondire l’argomento qui e qui.

Steve McCurry, Rajasthan, India
© Steve McCurry, Rajasthan, India

Nitidezza

Fatta eccezione per gli scatti in cui il mosso creativo fa da padrone, la messa a fuoco deve essere sul soggetto principale, cioè quello su cui vogliamo si concentri l’attenzione dell’osservatore. Non a caso nei ritratti la messa a fuoco viene normalmente effettuata sugli occhi perché sono l’elemento che crea una forte connessione fra l’osservatore e il soggetto.

Se gli occhi non fossero un elemento così importante, le case fotografiche non avrebbero investito tanto in ricerca e campagne di marketing in sistemi che permettono di selezionare la messa a fuoco automatica non solo sul volto ma proprio su di essi. Nel menu di alcune fotocamere c’è una voce che consente di scegliere anche quale occhio privilegiare nella focheggiatura. Tra le novità degli ultimi mesi non dimentichiamo che quasi tutti i produttori hanno introdotto il riconoscimento degli occhi degli animali fra le opzioni per la messa a fuoco automatica.

Parlando di messa a fuoco e di nitidezza non si può non parlare di mosso e micromosso. Anche su questo aspetto, per praticità, rimando a un altro articolo.

Composizione

Ho già scritto un articolo dedicato alla composizione, ma qui di seguito ricorderemo alcuni aspetti importanti.

Il segreto per scattare buone fotografie consiste nel chiedersi perché si sta scattando una foto, per chi sarà significativo il momento che cattureremo. In base alle risposte, faremo certe scelte compositive piuttosto che altre. Cercheremo di tradurre in immagine bidimensionale la scena che abbiamo davanti, senza dimenticare che, nel dubbio, la semplicità è la via migliore (less is more).

Scelta dell’inquadratura, del punto di ripresa, del posizionamento rispetto al soggetto

C’è differenza fra cercare di riprodurre fedelmente in fotografia la realtà che abbiamo davanti e scattare una foto che rappresenti i sentimenti che tale scena suscita in noi o che vorremmo suscitasse in chi guarda la foto. In pratica, il vostro scopo è raccontare a qualcuno che non è presente, che non può vedere tutta la scena ma solo ciò che decidete di mostrare, ciò che vi sta emozionando. Nel momento della scelta della composizione, quali elementi possono essere utili al racconto? Quali invece sono solo una distrazione. Da quale punto di vista e da quale angolazione è meglio inquadrare?

Frans Lanting - Lavoro sul campo
Frans Lanting al lavoro sul campo

Non fermatevi alla prima inquadratura, non limitatevi a impugnare la fotocamera e a scattare dal vostro punto di vista. Il grande Frans Lanting realizzò la serie Eye to Eye fotografando gli animali con l’obiettivo all’altezza dei loro occhi. Se è vero che per un fotografo naturalista questa è una scelta abbastanza comune (molti animali hanno dimensioni minori rispetto all’uomo e lo scatto risulterebbe altrimenti dall’alto verso il basso), può essere un espediente altrettanto utile per fotografare un bambino.

Potete anche cercare posizioni di scatto insolite per rendere la foto più interessante: inquadrature inusuali (ragionate) e situazioni non familiari attirano subito l’attenzione dell’osservatore.

Tutte cose che si imparano con l’esperienza, l’importante è riflettere su questi aspetti prima di ogni scatto, in modo che questi ragionamenti diventino con il tempo automatici.

Posizionamento del soggetto e profondità di campo

Oltre a studiare come posizionarsi rispetto al soggetto bisogna pensare a come posizionare il soggetto stesso: nell’articolo La COMPOSIZIONE in fotografia sono presenti alcuni video in cui si parla delle regole base della composizione. Applicare forzatamente la regola dei terzi non sempre è una buona scelta, in certe situazioni è più utile una composizione simmetrica centrale. Oppure, la regola dei terzi può funzionare ma bisogna studiare come posizionare il soggetto adattando la sua presenza nella scena: ci sono elementi che possono fare da cornice? Sono presenti forti linee guida naturali o artificiali che possono dargli ulteriore importanza?

Un altro aspetto che non si può correggere in postproduzione è la profondità di campo. Una profondità di campo troppo ridotta, per esempio, elimina informazioni che non potremo recuperare dopo lo scatto.

PdC ridotta
In questo scatto a distanza ravvicinata la profondità di campo è estremamente ridotta: in postproduzione non posso fare nulla per recuperare nitidezza nelle parti fuori fuoco (© Marco Bisogni)

Postproduzione

La postproduzione non fa miracoli: se uno scatto ha una composizione sbagliata o è poco interessante, non ci sarà software che possa salvarlo, ma se invece è buono potrà diventare ottimo.

Non ha senso girarci intorno: i file digitali hanno bisogno di essere postprodotti. Nel caso dei RAW per esempio è obbligatorio svilupparli e regolarli. I JPEG possono richiedere interventi minimi se il profilo della fotocamera è impostato accuratamente e la foto è eseguita a “regola d’arte”, ma anche nei JPEG qualche regolazione non guasta mai.

Prima e dopo la postproduzione con Adobe Camera Raw ACR e Photoshop
Prima e dopo la postproduzione con Adobe Camera Raw ACR e Photoshop (© Marco Bisogni) (cliccare per ingrandire)

Della differenza fra scattare in RAW o JPEG ho parlato in questo articolo.

Potete leggere anche Lightroom o Photoshop? Quale programma per modificare le tue fotografie.

ASPETTI “PSICOLOGICI” (EMOTIVI)

Gli aspetti tecnici sono, se vogliamo, più facili da apprendere. Invece aspetti come la narrazione, la scelta del momento in cui scattare, la scelta della luce richiedono qualche attenzione in più: la pratica aiuta, così come aiuta osservare molte immagini d’esempio.

L’insolito

La macrofotografia, anche molto spinta, desta sempre molto interesse perché mostra un mondo invisibile a occhio nudo.

Stanislav Kondratiev (unsplash.com)
Stanislav Kondratiev (unsplash.com)

L’insolito si trova anche nei paesaggi e in culture esotiche. C’è da dire che il web e i social media hanno cambiato la percezione di ciò che consideravamo esotico: dopo anni in cui gli account Instagram ci hanno bombardato di foto di paesaggi islandesi il loro impatto si è abbassato. Affinché un soggetto un tempo considerato straordinario (inteso proprio come non ordinario) torni a farci stupire non basta che venga fotografato, bisogna alzare il tiro: la foto deve essere fatta in una condizione non comune, da un punto di ripresa particolare, sotto una luce diversa da quella delle altre migliaia di immagini che lo ritraggono.

Il soggetto

Il soggetto, sarebbe ingenuo negarlo, è fondamentale per realizzare una bella foto. Una bella foto però non richiede per forza un “bel” soggetto nel senso culturalmente dominante del termine. L’importante è che il soggetto sia interessante: che si tratti di una persona o di un oggetto inanimato, ciò che osserviamo deve avere qualcosa che “punga” la nostra attenzione.

Nei ritratti, come abbiamo visto all’inizio, tale elemento sono gli occhi. I professionisti del settore sanno quanto sia importante che gli occhi siano nitidi, fotografati con una buona luce ma anche postprodotti in modo da valorizzarli ulteriormente: è incredibile la differenza che fa il “potenziamento” di un riflesso. La postproduzione degli occhi è tanto importante quanto delicata: una eccessiva postproduzione rovinerebbe l’immagine tanto quanto una imprecisione nello scatto.

La luce

L’etimologia stessa della parola fotografia (scrittura con la luce) ci ricorda quanto questa sia importante. Non esiste, parlando in astratto, una tipologia di luce che renda automaticamente bella una fotografia: la scelta della luce più adatta varia a seconda del soggetto e della rappresentazione che vogliamo darne.

Certo, un’illuminazione drammatica, che crei un effetto di luci e ombre, di contrasti all’interno dell’immagine, movimenta e rende più interessanti le fotografie.

Oltre alla tipologia dell’illuminazione, fondamentale è il colore: vi siete mai chiesti perché una luce come quella del tramonto sia particolarmente attraente? Non si tratta solo della sua qualità ma anche del colore “caldo”. È comprovato che la maggior parte delle persone preferisce le tinte calde.

Narrare una storia (Storytelling)

Finalmente ci siamo arrivati: uno degli elementi più potenti per creare immagini che tengano incollato l’osservatore è creare foto che raccontino una storia, chiara e semplice da leggere per la maggior parte delle persone.

Il potere delle immagini sta nella loro immediatezza nel comunicare: se il messaggio non è chiaro o è troppo complesso probabilmente la maggior parte delle persone passerà oltre, cioè verso stimoli visivi più facili da interpretare.

La storia raccontata non deve essere necessariamente esaustiva, cioè non deve per forza dire tutto: l’osservatore può così completare ciò che vede anche in base alla sua immaginazione e alla sua esperienza personale. Un espediente utilizzato in molte fotografie incentrate su una narrazione è proprio quello di nascondere parte delle informazioni, quel tanto che basta da lasciare campo libero all’immaginazione, ma senza per questo togliere leggibilità alla narrazione globale.

Storytelling
Storytelling (© Marco Bisogni)

Sentimenti ed emozioni

Le immagini in cui le persone esprimono in modo manifesto sentimenti sinceri coinvolgono particolarmente l’osservatore: un pianto, un abbraccio intenso o un sorriso sincero hanno una potenza enorme nel catturare l’attenzione e nel generare empatia. Nella fotografia di reportage e in quella di cerimonia (che negli ultimi anni tende ad avere un approccio sempre più in stile giornalistico/documentaristico), l’esternazione dei sentimenti ha un peso decisivo.

Conclusioni

Riassumiamo quanto abbiamo visto finora.

Una bella foto, una foto che sia interessante e coinvolgente, non nasce per caso. Per realizzarla prima di tutto bisogna farsi delle domande.

  • Perché stiamo scattando quest’immagine? Cosa vogliamo comunicare? Se la foto non è in grado di emozionare noi stessi e non comunica qualcosa a chi la scatta, difficilmente sarà convincente per chi la osserverà.
  • Per chi è importante? Si tratta di una foto di famiglia? Di un reportage di cronaca? Della copertina del dépliant di un agriturismo?
  • Quali sentimenti vogliamo comunicare? La scelta dell’esposizione e dell’illuminazione sono fondamentali per la coerenza del messaggio.
  • Quale destinazione avrà l’immagine? La stiamo scattando per noi stessi o deve soddisfare i gusti di un cliente, di un pubblico vasto?

Per realizzare una bella foto:

  • Il soggetto è fondamentale, ma non deve essere necessariamente bello nell’accezione comune del termine.
  • La tecnica fotografica e la conoscenza dei propri strumenti sono imprescindibili, altrimenti potremmo al massimo azzeccare una foto per caso e comunque non saremo in grado di replicare quello scatto. Per esempio, l’uso di un teleobiettivo è utile per eliminare elementi di distrazione da una composizione, ma potrebbe esporci a un disastroso mosso se non impostiamo i giusti parametri di scatto. Oppure l’uso di un grandangolare estremo per un’inquadratura d’effetto rischia di rendere la foto inutilizzabile a causa delle distorsioni se non sappiamo come gestirlo.
  • È doveroso essere sempre critici verso i nostri scatti.
  • Nel dubbio, è consigliabile sfruttare elementi che sono notoriamente apprezzati dal pubblico più vasto.
  • La scena mostrata nello scatto deve coinvolgere: due espedienti infallibili per farlo sono raccontare una storia e suscitare emozioni.

L’articolo, per quanto lungo, non è certo esaustivo. La passione per la fotografia mi porta a insistere sull’importanza di conoscerla, bilanciando gli aspetti tecnici e le scelte comunicative. Come ho detto altre volte la mia concezione è in linea con quella di Enzo e della sua Scuola di Fotografia Online: insegnare a fotografare non vuol dire formare degli ingegneri o dei tecnici, ma insegnare alle persone a utilizzare gli strumenti fotografici e a migliorare le loro fotografie nel modo più semplice e pratico possibile, senza indugiare in troppi tecnicismi ma mantenendo le spiegazioni corrette e complete.

(Immagine di copertina © Marco Bisogni)